Un uomo senza falsità
Nella comunione dei santi facciamo oggi memoria dell’apostolo Natanaele (nei sinottici chiamato invece Bartolomeo), dell’incontro tra Gesù e questo “israelita in cui non c’è falsità”.
Natanaele è una persona in ricerca, che si dedica alla meditazione delle Scritture: questo significa “stare sotto l’albero di fichi” nel linguaggio rabbinico. Espressione che è anche preannuncio del tempo messianico, come è detto nei profeti, per esempio, Michea e Zaccaria: “Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà” (Mi. 4,4; Zc. 3,10)
Natanaele è un cercatore attento e appassionato del Messia, ma questa sua ricerca non è sufficiente, ha bisogno della testimonianza di altri che prima di lui, per grazia, hanno creduto in Gesù, il Cristo, “colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge, e i Profeti”.
Ha bisogno di quella fede che diventa testimonianza, condivisione, vicinanza, soccorso e speranza nel cammino quotidiano verso il Regno dei cieli … Ha bisogno della testimonianza di quella comunità di credenti che sta rimanendo attorno a Gesù, altrimenti quel Gesù è solo uno di Nazareth, insignificante paese sconosciuto dal quale non può venire nulla di buono.
Natanaele ha delle idee ben chiare e dice con schiettezza il suo parere all’invito di Filippo ma è anche mite, capace di prestare comunque ascolto alle parole dell’amico.
Gesù è capace di vedere quello che c’è nel cuore dell’uomo e vede in Natanaele un cuore unificato, non diviso, in cui non c’è posto per l’ipocrisia, per la menzogna. In lui nessun accomodamento col male, non quei compromessi di convenienza che tolgono limpidezza nella relazione con noi stessi, con il Signore, con gli altri.
Natanaele di fronte a Gesù pone la domanda “Da dove (più che “come”) mi conosci?”.” O in altro modo: “Chi sei tu? E chi sono io?”.
Natanaele ha vissuto senza menzogna, arrivando ad accettarsi nelle sue ombre e nelle sue luci ma davanti al Signore, l’unico che può giudicare in verità e misericordia. Uno dei detti apocrifi di Gesù dice: “Natanaele, cammina nel sole!”.
Il verbo “vedere” ritorna più volte in questo brano evangelico ed è sempre opera di Gesù: aveva visto Natanaele già quando era sotto l’albero, è lui che lo vede venirgli incontro … Noi stiamo sotto lo sguardo misericordioso e benedicente del Signore.
È grazie a questo che ci viene la promessa: “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Quello che era stato il sogno di Giacobbe raccontato nel libro della Genesi (Gen. 28,10-17), quella relazione di salvezza che il “Dio con noi” stabilisce in ogni nostra vicenda: nella fede, nel peccato, nella morte. Quel grido di Isaia: ”Se tu squarciassi i cieli e scendessi …” (Is. 63,19) o nel Salmo 144,5: “Abbassa i cieli e discendi, Signore …”
La presenza di Gesù squarcia i cieli e li rende ormai comunicanti con la terra: nessuno di noi è più un estraneo per Dio.
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fratel Domenico
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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