Sprofondare
Quando attraversiamo periodi di forte tensione o di preoccupazione, potrebbe capitarci di sognare di sprofondare, come se non ci fosse niente sotto di noi che possa fermare questa interminabile caduta. E abbiamo l’impressione di non trovare nessun appiglio per tirarci su ed evitare di continuare a precipitare.
- Pubblicità -
È la sensazione dell’angoscia, che da svegli si può anche trasformare in attacco di panico: ci manca il respiro, cominciamo a sentire una sensazione di calore e perdiamo il controllo della situazione.
La paura, sebbene sia un campanello d’allarme che va ascoltato, rischia anche di deformare la realtà, ingigantendo gli ostacoli o mostrandoci le cose in modo distorto, fino a spingerci verso comportamenti irrazionali.
Dal punto di vista spirituale, ci accorgiamo che in questi casi facciamo molta fatica a credere nella presenza di Dio, mettendo in dubbio la sua azione efficace nella nostra vita.
È questa la dinamica che troviamo descritta nelle letture di questa domenica.
Uscire dalla caverna
Elia ha paura ed entra in una caverna. Si sente perseguitato. Si sente abbandonato da tutti e non compreso. Se n’è andato verso il deserto, desideroso di morire, ma il Signore lo ha aiutato a rialzarsi, gli ha affidato un compito, una meta. Ma mentre sta camminando verso l’Oreb, arriva la notte. Elia ripiomba nel buio del dubbio.
La caverna è il luogo dell’interiorità, dove ci chiudiamo per stare con noi stessi, forse spaventati da quello che c’è fuori. Elia non riesce ancora a ritrovare la presenza di Dio. Proprio per questo il Signore lo invita a uscire dalla caverna: Dio vuole essere cercato! Ed è qui che Elia fa un’esperienza decisiva per la sua vita, un’esperienza di conversione: si rende conto che Dio non è dove lo ha sempre cercato, non è nel vento, non è nel fuoco e neppure nel terremoto, ovvero non è in quelle manifestazioni tradizionali, che fanno parte della storia di Israele. Elia si accorge che Dio è in un’esperienza nuova e inattesa: una voce di silenzio sottile. Qualcosa di impalpabile, lontano da quelle manifestazioni eclatanti che il profeta stesso aveva costruito. Per trovare Dio bisogna fare silenzio, occorre ascoltare con attenzione e, soprattutto, occorre uscire da quella caverna in cui ci siamo rinchiusi per paura.
Attraversare il mare
- Pubblicità -
Anche i discepoli vivono un’esperienza di paura. È la paura che ci prende quando attraversiamo le vicende faticose della vita. Anzi, Gesù li costringe a fare i conti con le loro paure per guardarsi dentro. Hanno vissuto da poco un’esperienza forte di Dio, ma appena si trovano davanti alle difficoltà, si lasciano prendere dallo spavento e si dimenticano della presenza di Dio nella loro vita.
Attraversare il mare è l’immagine del viaggio della vita, in cui ogni giorno sfidiamo la paura di morire, cioè la paura di non farcela. Anche nella vita dei discepoli arriva però la notte, con le sue onde tumultuose che fanno perdere l’equilibrio. L’acqua comincia ad entrare nella barca. Il vento è contrario e il viaggio della vita diventa difficile. Le cose non vanno come ci saremmo aspettati.
Incapaci di vedere
Gesù va incontro a loro, ma non subito: arriva solo sul finire nella notte. Li aveva costretti a mettersi in viaggio e ora li fa aspettare prima di soccorrerli. A volte il Signore ci lascia nella prova più a lungo di quanto vorremmo. Solo lui sa perché. Quella notte, in effetti, i cuori dei discepoli sono stati svelati: non sono pronti, non si fidano, non credono ancora in Gesù. Presi dalla paura, pensano che sia semplicemente un fantasma, ovvero una presenza inefficace. Così percepiamo Dio a volte nella nostra vita: pensiamo che ci sia, ma in modo del tutto irrilevante per la nostra vita.
Vincere la paura
Gesù si avvicina, camminando sulle acque, perché egli è colui che ha vinto la morte, gli inferi non possono afferrarlo. Gesù si prende cura della paura dei discepoli: per vincere la paura devono semplicemente fidarsi! Anche loro possono camminare sulle acque, cioè possono vincere la paura di morire. Pietro, a nome della comunità, accetta di buttarsi in questa esperienza di fede, chiede di poter camminare anche lui sulle acque. In effetti, tenendo lo sguardo su Gesù, mette il piede fuori dalla barca e si accorge che può vincere la sua paura, ma nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si ripiega sui propri limiti, comincia a sprofondare.
Il cammino della vita
È la storia di ciascuno di noi: abbiamo paura, proviamo a credere, per un po’ ci riusciamo, ma poi ritorniamo sui nostri dubbi e ci perdiamo. Ma è proprio in quel momento che facciamo un’esperienza paradossale, che è fondamentalmente un’esperienza battesimale, come quella di Pietro: mentre rischiamo di sprofondare nelle acque della morte, gridiamo al Signore ed Egli ci salva, afferrandoci la mano e tirandoci su.
Proprio per questo, il nostro cammino di fede si distende tra queste due invocazioni, che troviamo nel testo e che probabilmente erano formule liturgiche utilizzate dalla comunità di Matteo: “Signore, salvami!”, “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”.
Anche noi dunque per affrontare le nostre paure abbiamo bisogno semplicemente di fidarci e di uscire dalla caverna o di mettere il piede fuori dalla barca.
Leggersi dentro
- Come affronti i momenti in cui hai paura?
- Credi che Dio sia una presenza efficace nella tua vita o solo un fantasma?
Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte
