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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 2 agosto 2026

“O voi assetati venite all’acqua…”. Queste parole della prima lettura risuonano con particolare attualità in un mondo in cui il problema dell’acqua si sta facendo sempre più urgente.

L’acqua, da bene per tutti diviene sempre più bene solo di qualcuno; le privatizzazioni delle risorse idriche costringono a dipendere dai grandi monopoli dell’acqua. Nei paesi in cui vi è abbondanza d’acqua utilizzabile per i grandi impianti idroelettrici le privatizzazioni e l’allontanamento di popolazioni che dipendono per la loro sopravvivenza da fonti e fiumi è processo che conduce al soffocamento di intere economie.

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Le parole di Isaia propongono un mondo diverso: gli assetati anche senza denaro possano trovare acqua per dissetarsi, la provvidenza di Dio è per tutte le creature, così come espresso anche nel salmo: ‘la tenerezza del Signore si espande su tutte le creature. (…) Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente’.

Acqua vino e latte sono simboli di una nuova condizione di libertà. La terra ridata ad Israele dopo l’esilio si apre ad una nuova fertilità: vino e latte sono segni di tale abbondanza e della fedeltà di Dio che non viene meno. Il rapporto tra il popolo e Dio stesso è visto come un incontro in cui Dio preparerà un banchetto dove per tutti vi sarà possibilità di partecipare e di trovare cibo (Is 25,6). Il nutrimento diviene simbolo dell’accoglienza e dell’incontro, e rinvia al progetto di Dio di fare incontrare le genti della terra.

Anche nella pagina del vangelo il pane è elemento centrale: rinvia al cammino dell’esodo e all’esperienza di ricevere nel deserto la manna. E’ anche rinvio al banchetto promesso come segno dei tempi ultimi, dell’incontro con il messia.

Nel descrivere i gesti di Gesù al momento in cui i pani vengono distribuiti e si genera un’abbondanza inattesa Matteo sottolinea alcuni aspetti: alzare gli occhi la cielo, pronunziare la benedizione, spezzare i pani sono i segni liturgici della celebrazione dell’eucaristia che la comunità di Matteo ripeteva rispondendo all’invito di Gesù. Matteo sottolinea anche la funzione della comunità dei discepoli: è ad essi che vengono dati i pani e sono essi che devono distribuirli alla folla.

La distribuzione dei pani si connota così come gesto carico di significati, in riferimento al disegno di Dio di un mondo in cui non vi sia chi soffre la fame e non possa godere dei beni dell’acqua e del cibo. La solidarietà nella lotta per l’equa distribuzione dei beni della terra è in questo senso opera eucaristica che dovrebbe impegnare la comunità cristiana proprio a partire dall’ascolto della parola.  La distribuzione dei pani è anche rinvio ad un volto di Dio che ha cura di tutti i suoi figli: la testimonianza della comunità cristiana a questo dovrebbe mirare, a rendere visibile nei suoi gesti e nelle sue scelte la profezia di un mondo di condivisione. L’annuncio di Dio creatore e di Gesù inviato ai poveri ci dice che ogni persona e ogni popolo è chiamato al banchetto della vita, alla condivisione, alla gioia. 

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.