Il pregiudizio è uno dei muri più difficili da abbattere. Gli abitanti di Nazaret non riescono a vedere Gesù per quello che è, perché sono prigionieri di ciò che credono di sapere di Lui: conoscono la sua famiglia, il suo lavoro, la sua storia. Pensano che il passato possa spiegare tutto e, così facendo, si chiudono alla novità di Dio.
Anche noi facciamo lo stesso. Etichettiamo una persona per i suoi errori, per la famiglia da cui proviene, per ciò che era ieri, e non le concediamo il diritto di cambiare. Ma il Vangelo ci insegna che nessuno coincide con il proprio passato: la grazia di Dio può trasformare ogni vita.
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Il pregiudizio, però, può essere rivolto anche contro noi stessi. Quante volte ci ripetiamo: “Non sono capace, non cambierò mai, non sono all’altezza.” E così soffochiamo i doni che Dio ha seminato in noi.
Persino con Dio possiamo cadere nel pregiudizio: se una preghiera sembra non essere stata ascoltata o una delusione ci ha feriti, smettiamo di fidarci di Lui e ci chiudiamo alla sua azione.
Solo il discernimento, illuminato dallo Spirito Santo, ci permette di guardare il presente con occhi nuovi, senza essere prigionieri del passato. Chi vive di pregiudizi perde il meglio: non riconosce il bene che cresce negli altri, non scopre la bellezza che Dio ha posto in sé stesso e rischia perfino di non accorgersi dei prodigi che il Signore continua a compiere.
Non lasciare che il pregiudizio decida al posto del tuo cuore. Dio vede possibilità dove noi vediamo solo limiti.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
