La Preghiera: Via di libertà e carità infinita
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento di Mons. Comastri analizza la preghiera non come un rito formale, ma come uno strumento essenziale per raggiungere la libertà interiore e la pace spirituale. Attraverso figure storiche come San Francesco e Gandhi, Mons. Comastri sottolinea che il dialogo con Dio permette di superare l’egoismo e l’inquietudine della vita moderna.
- Pubblicità -
La vera spiritualità deve tradursi in carità concreta e condivisione, poiché solo donando si può trovare la felicità autentica. Il messaggio centrale invita a trasformare ogni momento in un atto di amore compassionevole verso il prossimo, seguendo l’esempio di Gesù. L’opera si conclude con l’esortazione a superare l’indifferenza per costruire un mondo più giusto attraverso il sacrificio personale e la solidarietà.
Trascrizione del video
Pregare per amare con lo stesso amore di Dio.
I Vangeli fedelmente registrano il comportamento di Gesù e dicono: «Al mattino Gesù si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava». E ancora, dopo la moltiplicazione dei pani, l’evangelista Matteo ci riferisce che Gesù, congedata la folla, salì sul monte, solo, e pregava. Ugualmente, dopo aver ricevuto la notizia del martirio di San Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo solitario, certamente per pregare.
Perché Gesù si comporta così? Per ricordarci che la preghiera è indispensabile. Senza Dio, infatti, noi veniamo invasi dall’inquietudine, dall’affanno, dall’agitazione che ci spinge a cercare le cose più strane e i divertimenti più sfrenati per tentare inutilmente di colmare il vuoto che abbiamo dentro. È una battaglia perduta in partenza. Sant’Agostino disse: «Signore, ti cercavo fuori di me nelle cose belle che tu hai creato, ma tu eri dentro di me e io non lo capivo. Il cambiamento doveva avvenire dentro di me»,.
Gandhi, pur non essendo un cristiano, capì tutto questo e onestamente dichiarò: «La preghiera mi ha salvato la vita. Senza preghiera sarei diventato pazzo». Ugualmente, il segreto della vita di San Francesco sta nella preghiera. Una parabola dell’ebraismo americano racconta che, durante la schiavitù in Egitto, un ebreo salvò il faraone da un serpente velenoso. Quando il faraone gli offrì qualunque cosa desiderasse, lo schiavo chiese: «Concedi ogni giorno al mio popolo due ore di libertà affinché possa dedicarsi alla preghiera». A chi gli domandava perché avesse chiesto così poco, rispose: «Non è poco. Un popolo che prega non sarà mai schiavo, perché Dio rende libero il cuore e, quando il cuore è libero, non esiste più la schiavitù»,.
Oggi abbiamo tanti schiavi di se stessi, schiavi del proprio egoismo e delle mode, che cercano invano di curare la propria infelicità. Basterebbe un po’ di tempo dedicato a Dio. La preghiera vera, infatti, è un’immersione nell’infinita carità di Dio. Dopo la preghiera, Gesù sentì compassione per la folla e guarì i malati; parimenti, dopo la vera preghiera si deve sentire una spinta verso la carità, la misericordia e la tenerezza verso le ferite del prossimo. Questo è il movimento dell’autentica preghiera: silenzio per raccogliersi, raccoglimento per pregare, pregare per amare con lo stesso amore di Dio.
Dobbiamo dire insistentemente: «Signore, insegnaci a pregare». Gesù, prima di compiere il miracolo dei pani, chiede che la gente metta a disposizione quello che ha: cinque pani e due pesci. Era necessario questo gesto di condivisione perché non si può invocare Dio per colmare i vuoti del nostro egoismo o per sostituire la nostra pigrizia. Quante volte manca il miracolo perché mancano i cinque pani e i due pesci,.
Il mondo odierno è drammaticamente diviso tra benessere eccessivo e povertà estrema. La soluzione è la condivisione, per liberare i “falsi ricchi” dall’autodistruzione. La gioia si trova non accumulando, ma donando. Monsignor Hélder Câmara osservava che, invece di pregare Dio di dare il pane a chi non ne ha (visto che il pane abbonda), dovremmo pregare: «Signore, toglimi dal cuore un po’ di egoismo affinché io soccorra qualcuno che sta soffrendo accanto a me. Signore, aiutami a fare la mia parte»,.
Tutto ritorna alla preghiera autentica che immerge nella carità di Dio. Impegniamoci a fare il primo passo: ognuno ha una goccia di carità da gettare nel deserto per far sbocciare fiori di speranza. San Francesco diceva: «Fratelli, finora abbiamo fatto ben poco, facciamo di più». I giorni che Dio ci dona devono essere trasformati in carità, altrimenti sono giorni perduti e senza frutto per l’eternità.
- Pubblicità -
