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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 22 luglio 2026

Maria Maddalena arriva al sepolcro quando è ancora buio. Ed è una immagine che conosciamo bene anche noi. Ci sono momenti nella vita in cui sembra ancora tutto buio: quando perdiamo una persona amata, quando una ferita non si chiude, quando non troviamo più la forza di rialzarci. Maddalena piange davanti a un sepolcro perché pensa che tutto sia finito. Gesù, per lei, appartiene ormai al passato.

Eppure il Vangelo ci mostra una cosa bellissima: Gesù non abbandona Maddalena nel suo dolore. Le si avvicina proprio mentre piange. Non le rimprovera le lacrime. Non le dice di essere forte. Prima di tutto la chiama per nome: “Maria”. È la voce dell’amore che la raggiunge dentro il dolore.

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A volte noi pensiamo che Dio sia lontano proprio quando soffriamo di più. Invece il Vangelo ci dice che spesso è proprio lì, vicino a noi, anche se non lo riconosciamo subito. Maddalena vede Gesù ma non capisce ancora che è Lui. Anche noi, nel lutto, nella stanchezza, nella delusione, possiamo non accorgerci che il Signore ci sta ancora camminando accanto.

Eppure basta una parola, un piccolo segno, una carezza ricevuta nel momento giusto, una preghiera fatta tra le lacrime, per ricominciare lentamente a vivere. Gesù risorto non cancella magicamente il dolore di Maddalena, ma lo trasforma. La donna che era arrivata piangendo davanti a una tomba riparte annunciando la vita.

Questo è il cuore della speranza cristiana: il sepolcro non è l’ultima parola. Né per chi abbiamo amato, né per la nostra vita ferita. Con Cristo risorto possiamo ancora rialzarci. Possiamo ancora tornare a vivere. Possiamo ancora scoprire che l’amore non è finito, perché Dio ci può sempre rimettere in piedi.
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