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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 21 luglio 2026

L’offerta di una mano

La madre e i fratelli di Gesù, proprio loro, stanno fuori. Fuori da cosa? Fuori di casa? Fuori dal cerchio che si stringe attorno al maestro? No. Più genericamente, si tengono fuori dalla folla, da quella massa indistinta di uomini e donne su cui il Signore stende la mano, rendendoli discepoli.

Con la forza, “con mano potente e braccio teso” (Dt 5,15), il Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, aveva strappato il suo popolo eletto alla schiavitù dell’Egitto; ora con la decisa dolcezza di una mano tesa, Gesù strappa i discepoli all’anonimato di una folla confusa. Raggiunge tutti quella mano, salvo quelli che se ne chiamano fuori, salvo quelli che già si credono qualcuno, come i suoi famigliari. Come l’ala accogliente di una chioccia che si allarga per raccogliere i suoi pulcini (Mt 23,37), così si stende la mano del Signore su chiunque non si sottragga all’ombra di questa nuova “tenda del convegno” (Es 27,21).

Quella mano distesa conserva ancora vivo il ricordo della pelle disfatta del lebbroso su cui si era posata per risanarlo (Mt 8,3), e già si esercita a scattare in avanti per risollevare Pietro dalle acque impetuose (Mt 14,31). Ora però non tocca e non afferra quella mano, si stende e basta, senza imporsi, perché non è stata invocata, non le è stato chiesto aiuto; ora si slancia in avanti come la mano tesa a colmare la distanza tra due persone, nella speranza che la mano dell’altro le venga incontro e la stringa; ora, semplicemente, la mano di Gesù si offre come proposta: “Vuoi essere mio discepolo?”

“Per compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo, egli, nell’ora della sua passione, stese le braccia sulla croce” – ricorda al Padre la Preghiera eucaristica II. Ebbene, è a questo che la mano di Gesù ora si prepara: si stende sulla folla dicendole “puoi essere popolo santo”, si allunga sui suoi discepoli di ieri e di oggi, come una rivelazione: “Sappiate che tutti voi siete miei fratelli, sorelle e madre, perché fate la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

“Signore ti sbagli, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti. Quanto a noi, quando mai siamo stati capaci di fare la volontà di Dio? La nostra preghiera è un pugno di parole distratte; le nostre mani sono chiuse a pugno verso chi è nel bisogno; i nostri cuori sono alteri, incapaci persino di rendere bene per bene, figuriamoci di perdonare…”.

“Eppure siete qui. Sì, ancora incapaci di fare altro, ma almeno siete qui. Voi siete qui, non fuori ma dentro il palmo della mia mano che salva. Voi siete qui, e ascoltate, anziché cercare di parlarmi mentre sono io a parlare, come fanno i miei famigliari. È questa ora la volontà di Dio per te. Non preoccuparti di altro, solo rimani e ascolta. Lascia che sia io a renderti qualcuno, lascia che sia io a rendervi mio popolo, mia famiglia. Tu solo rimani e ascolta”.

fratel GianMarco

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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