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don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 5 luglio 2026

Ristoro evangelico

Davvero interessanti le coincidenze che a volte si creano tra il Vangelo letto nelle Messe domenicali (fissato dalla liturgia da decenni in questa data) e i fatti di cronaca. Coincidenze che mi aiutano a comprendere più profondamente il messaggio della fede e a renderlo attuale.

Ristoro evangelico
Ristoro evangelico

Il Vangelo.

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Gesù, guardando i suoi discepoli e il mondo che lo circonda, alza gli occhi al cielo e, rivolgendosi a Dio Padre, lo loda perché ha rivelato la sua volontà ai piccoli e non ai sapienti e ai dotti. Gesù non sta demolendo la cultura e lo studio, ma quando parla di sapienti e dotti si riferisce a coloro che gli facevano guerra in quel momento. Sono le persone che, sentendosi forti delle proprie convinzioni religiose e del loro potere dentro la comunità, sono incapaci di fare spazio alla via di Dio che hanno davanti proprio con Gesù. Gesù, uomo profondamente religioso, vede uomini religiosi e potenti che lo rifiutano, e con lui rifiutano Dio stesso.

Allo stesso tempo vede i tanti poveri, malati ed esclusi che gli si fanno attorno per ascoltarlo e diventare suoi discepoli, pronti a seguirlo. Sono questi i piccoli della storia, la vera porta aperta che lascia entrare Dio. Rifiutare i piccoli della storia significa rifiutare Dio stesso, anche se lo si ha in bocca tutti i giorni in tutte le liturgie e in tutti i discorsi pubblici.

Gesù conclude il suo discorso abbassando lo sguardo e rivolgendosi direttamente ai piccoli, a coloro che nella vita sono oppressi e stanchi per la sofferenza della loro condizione di povertà o malattia. A loro promette ristoro. Qual è questo ristoro? Per Gesù non è la ricchezza o il potere, che rischiano di diventare maledizioni piuttosto che benedizioni, ma è sapere che la piccolezza è la condizione di Gesù stesso. Lui si è fatto piccolo, fragile e non onnipotente, proprio per starci vicino. Legarsi a lui (l’immagine del giogo che legava gli animali per il lavoro agricolo) è libertà, è senso profondo di vita, è incontro con Dio già fin da ora. Nessuna piccola vita è senza senso e quindi non va rifiutata. Dio passa da questa piccolezza.

La cronaca.

Proprio in questi giorni Papa Leone si è recato a Lampedusa, tredici anni dopo la visita del suo predecessore Papa Francesco. Una visita a questa piccola isola, simbolo delle migrazioni nel Mediterraneo. Questa visita di colui che incarna la missione di tutta la Chiesa è un messaggio di ristoro sia per i migranti che arrivano, e purtroppo a volte non arrivano vivi, nella nostra Europa a causa di guerre e povertà. È un ristoro per tutti coloro che, in modi diversi, si occupano di accogliere i migranti in un lavoro difficilissimo di cura e sistemazione. Questi piccoli della storia attuale, i migranti e chi li accoglie, sono davvero benedetti da Dio e sono dalla parte della Storia che Dio vuole. Gesù si riconosce in questi piccoli, e anche la Chiesa si riconosce in loro.

Nelle stesse ore, quella che si considera la più grande e potente nazione della Terra, gli Stati Uniti, si autocelebra con un atteggiamento di potenza e forza che assomiglia molto ai sapienti e ai dotti di cui parla Gesù nel Vangelo. E non solo gli USA con il loro presidente, ma anche tante altre grandi e piccole nazioni vogliono mostrarsi forti e reclamano la loro superiorità sulle altre, in una gara che non è certo dalla parte di Dio così come ce lo racconta il Vangelo. Nelle guerre fatte di armi, parole offensive e strategie economiche non c’è alcun vero ristoro per i piccoli della Storia di oggi, anzi, c’è un meccanismo perverso di oppressione continua.

… e noi

Sta a noi oggi, con questa pagina di Vangelo davanti agli occhi, dentro il cuore e sulle nostre mani in azione, diventare quella promessa di ristoro di cui parla Gesù. Quella promessa fatta ai piccoli, con i nostri piccoli mezzi, diventa vera se usiamo parole di ristoro, prive di pregiudizi, di accuse inutili, di ritorsioni. Già con le parole, alleggerite di violenza e disarmate, come dice Papa Leone, possiamo davvero ristorare i piccoli oppressi e stanchi che incontriamo. Riscopriamo la fede come un legame forte che libera davvero, che ci permette di sperimentare la freschezza di Dio e di diventare per i piccoli (tra i quali ci siamo anche noi) il ristoro di Dio.fatto Gesù? Sarebbe questa una buona statistica evangelica da fare sempre al fischio finale di ogni nostra giornata.

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Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)