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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 5 luglio 2026

A scuola di mitezza

Viviamo in una società che ci educa all’aggressività. Vince chi urla più forte, chi si impone, chi umilia l’altro, chi reagisce d’istinto. Sui social, nel lavoro, nelle famiglie, perfino nelle comunità cristiane, sembra che la forza coincida con la durezza.

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Eppure Gesù ci invita a una scuola completamente diversa: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore.”

La mitezza non è debolezza. Il mite non è uno che si lascia calpestare, ma uno che ha imparato a governare se stesso. È una persona autorevole, non autoritaria; sa essere ferma senza ferire, sa dire “no” senza umiliare, sa correggere senza distruggere. La mitezza è la forza di chi non ha bisogno di schiacciare gli altri per sentirsi grande.

Essere miti significa mettere sempre al centro la persona, anche quando sbaglia. Significa scegliere il dialogo invece dello scontro, la verità invece dell’aggressività, la fermezza invece della violenza. È l’assertività del Vangelo: dire ciò che è giusto con rispetto e amore.

Per questo Gesù può dire che il suo giogo è dolce. Non perché il Vangelo sia comodo, ma perché libera dal peso dell’orgoglio, della rabbia, del bisogno di avere sempre ragione. Quanto siamo stanchi proprio perché combattiamo continuamente per difendere il nostro ego!

La vera domanda che il Vangelo ci consegna oggi è scomoda: la mia forza nasce dall’amore o dal bisogno di dominare? Quando qualcuno mi contraddice, reagisco per difendere la verità o semplicemente il mio orgoglio?

Forse il mondo non ha bisogno di cristiani più aggressivi, ma di uomini e donne così miti da rendere visibile la forza stessa di Cristo. Perché la mitezza non cambia solo il nostro carattere: cambia il mondo.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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