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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 2 luglio 2026

Vangelo del giorno di Mt 9,1-8

Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire: “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

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Parola del Signore.

Al tempo di Gesù si pensavano due cose: la malattia è punizione divina per una colpa commessa e i peccati contro Dio solo Dio li può perdonare, mentre quelli verso i fratelli siamo noi a doverli rimettere. Il paralitico, quindi, non è tanto compatito, quanto giudicato: chissà cosa ha combinato! I malati, spesso, vivevano non soltanto il profondo disagio della loro infame condizione ma anche un insormontabile senso di colpa.

Perciò stupisce la profonda compassione che Gesù manifesta verso i malati. No, la malattia non è punizione divina, anzi, talvolta è espressione di un mondo imperfetto ancora da redimere, una sorta di zona grigia da illuminare. Così quando Gesù interviene manifesta la nuova condizione dell’uomo redento, il Regno di Dio fa allontanare peccato e malattia, morte e dolore.

Gesù, nel vangelo di oggi, si commuove davanti alla fede degli amici del paralitico che, superando il pensiero comune, gli vogliono bene e lo portano davanti al Signore. Anche noi possiamo portare davanti al Signore le persone che ci stanno a cuore, paralizzate dal dolore, dal peccato, dallo sconforto. E Gesù perdona il paralitico, qualunque sia la sua colpa.

No, certo, la malattia non è punizione divina ma la paralisi mette a dura prova la pazienza e la fede di una persona che può sprofondare nello scoraggiamento e nella rabbia verso la vita e Dio. Ecco, tutto è condonato, sanato, superato.

Solo che, come dicevamo, non è un uomo a poter perdonare nel nome di Dio, pensano i devoti presenti. Infatti, giusto, abbastanza. Perché Gesù è il volto di Dio, il volto del Padre e desidera solo una cosa per il paralitico e per noi: che siamo salvi, cioè felici in pienezza.

Così, per confermare le parole che ha pronunciato, il perdono dei peccati per conto di Dio, il paralitico si alza e si porta a spasso il lettuccio, per ricordarsi da dove viene, per fare memoria del proprio passato. Anche noi, come la folla, siamo stupiti: agli uomini è dato il potere di perdonare. Qualunque sia la nostra colpa, affidiamoci con fiducia al perdono che ci aiuta a superare ogni paralisi.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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