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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 giugno 2026

Vangelo del giorno di Mt 8,1-4

Se vuoi, puoi purificarmi.
Dal Vangelo secondo Matteo.

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

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Parola del Signore.

Ne portiamo, di lebbra nel cuore. Ferite interiori che pochi vedono, che a volte fatichiamo a riconoscere o ad ammettere di avere. Piaghe che imputridiscono la vita, che sfiniscono, che minano il buonumore.

Un’infanzia senza affetto, scelte che si sono rivelate sbagliate, una malattia o un lutto… o semplicemente la disistima nei propri confronti, la consapevolezza di non valere molto, di non essere capaci di amare o di accogliere amore. Lebbra, insomma. Che ci tiene lontani dagli altri, che ci impedisce di poter essere noi stessi, accolti, amati, fioriti.

Allora, spinti dal dolore, ci avviciniamo al Signore, ci prostriamo, chiediamo aiuto. perché ci sono delle situazioni in cui sperimentiamo di non farcela, di non essere in grado, e temiamo di fallire. Le cose che possiamo cambiare siamo chiamati a cambiare, ovvio. Dio non fa cose al posto nostro, non ci soffia il naso o ci risolve problemi che possiamo risolvere noi.

Ma ci sono cambiamenti che non riusciamo a fare, o fatiche che non riusciamo ad accogliere, allora chiediamo aiuto, mendichiamo, tendiamo la mano verso colui che tutto conosce e tutto sana. Il lebbroso chiede di essere purificato. Non necessariamente guarito, ché lo sguardo positivo, ottimista, puro, che sa individuare un senso, ci è più necessario della salute. Non è vero che ci basta la salute: necessitiamo di salvezza.

Tende la mano, il Signore, si avvicina, si fa prossimo e lo tocca. Toccare un lebbroso significava rischiare il contagio e, soprattutto, contrarre l’impurità, diventando sgraditi a Dio. Non gli importa, veramente, al Maestro. Crea finalmente un contatto, una relazione, lo incontra lui, che da tempo non poteva sfiorare nessuno. Lo tocca. E parla: lo voglio, sii purificato!

Che meraviglia! Gesù desidera la stessa cosa desiderata dal lebbroso: purezza, libertà, leggerezza, superamento del dolore. Scompare la lebbra, ogni lebbra, quando veniamo sfiorati dal Signore. Un segreto che rimane fra noi e lui, custodito nel profondo.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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