Chi non sa donare, non sa vivere
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
In questa riflessione spirituale, il Cardinale Angelo Comastri commenta il Vangelo sottolineando come Dio sia la sorgente indispensabile per dare un senso autentico all’esistenza umana. Sostiene che l’esclusione del Creatore porti inevitabilmente alla banalizzazione della vita e alla frammentazione dei legami familiari, trasformando l’amore in un gesto superficiale o egoistico.
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Attraverso le parole di Gesù, viene spiegato che amare i propri cari in modo vero è possibile solo se si mette Dio al primo posto, superando il narcisismo contemporaneo. Il testo evidenzia come la vera felicità risieda nella capacità di donarsi agli altri, citando esempi luminosi come Madre Teresa di Calcutta e Santa Monica. Infine, l’invito è quello di riscoprire il valore del sacrificio e della fede per evitare che l’egoismo distrugga le fondamenta della società e dell’educazione dei giovani.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. 13ª domenica.
Chi non sa donare, non sa vivere. Con il Vangelo di oggi, Gesù risponde a tutti coloro che, nel corso dei secoli, hanno dichiarato che Dio è inutile ed hanno preteso di interpretare e organizzare la creazione escludendo il Creatore. L’uomo, purtroppo, è capace anche di questa follia. Il ragionamento che sta dietro le parole di Gesù è semplice e divinamente lucido; lo possiamo tradurre così: “State attenti: se escludete Dio, la vita diventa immediatamente banale”. Ma se la vita diventa banale, non è più possibile dimostrare la validità di nessun impegno. Se cade l’ossatura dell’impegno, l’esistenza umana diventa un deserto di indifferenza o un lager di crudeltà. Aveva ragione Dostoevskij quando esclamò: “Se Dio non esiste, tutto è possibile. Dio è indispensabile”.
Gesù dice esattamente queste cose, ma le dice con il linguaggio del suo tempo, il linguaggio del semita, perché doveva essere capito dai suoi contemporanei. Gesù afferma: “Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me”. Istintivamente, noi storciamo il naso davanti a una simile affermazione e saremmo quasi tentati di segnalare a Gesù una contraddizione, ma non è così. Le parole di Gesù, infatti, non intendono assolutamente dire che il padre e la madre non hanno valore o non meritano rispetto; tutt’altro. Gesù vuol dire che non è possibile amare veramente il padre e la madre se non passando attraverso Dio.
Molti non hanno creduto, e ancora oggi non credono, nella sapienza di queste divine parole; eppure la società di oggi, così come si sta configurando, è una clamorosa dimostrazione della verità delle parole di Gesù. Infatti, escluso Dio e abbandonata la fede in Lui, le famiglie si stanno automaticamente sfasciando con una leggerezza impressionante. I figli non sanno più amare i genitori e i genitori non sanno più amare i figli; all’interno delle famiglie si sta estinguendo la capacità stessa di gesti di amore, di donazione vera e gratuita. Non lo vedete ogni giorno? Non sentite il martellante racconto di storie di egoismo, di abbandono, di rifiuto, di misconoscimento? E dove? Proprio all’interno della famiglia, all’interno del santuario dell’amore.
Com’è accaduto tutto questo? Com’è accaduto? Risposta: una sola. Perché gli uomini hanno preteso di poter amare rifiutando la sorgente dell’amore e il maestro dell’amore, che è Dio. “Chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me”, dice ancora Gesù. Queste parole del Maestro suonano come contestazione di tutto un costume oggi largamente diffuso. Egli vuol dirci: “Attenti bene, che senza Dio nel cuore voi non sarete capaci di amare i vostri figli con amore vero”. Infatti, non ogni modo di amare i figli è giusto; non tutto ciò che noi riteniamo amore è vero amore.
Spesso l’amore dei genitori verso i figli non è altro che collaborazione insipiente al divertimento più sfrenato e più insensato, oppure è incapacità di dire di no davanti a comportamenti evidentemente autodistruttivi per i figli. Come possiamo chiamare “amore” un simile comportamento? L’amore dei genitori verso i figli spesso è a un livello così banale e così consumistico da lasciare ridurre la famiglia a un piccolo albergo, dove non c’è più niente in comune all’infuori del tetto e della chiave di casa. È necessario aprire gli occhi; è necessario che ci rimettiamo alla scuola dell’amore, riconoscendo in Dio il modello e la sorgente dell’amore. Questo è il senso profondo e straordinariamente attuale delle parole di Gesù.
Tanti anni fa, una ragazza, prima di compiere il gesto drammatico di togliersi la vita, lasciò scritto un messaggio di saluto per i propri genitori. Diceva così: “Cari genitori, riconosco che mi avete voluto bene, ma non siete stati capaci di farmi del bene. Mi avete dato tutto, anche il superfluo — com’è vero oggi! — ma non mi avete dato l’essenziale. Non mi avete aiutato a trovare uno scopo grande per cui valesse la vita; per questo me la tolgo”. Come fanno riflettere queste parole: parole amare, ma vere e sincere.
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Chi ama sul serio i propri figli deve sentire come suo primo compito quello di accompagnarli all’incontro con Dio. Solo quando è avvenuto questo incontro, i figli sono completamente generati alla vita. Valgano come esempio per tutti le parole di Santa Monica, la mamma santa di un figlio santo, la quale, dopo aver visto il figlio entrare nella luce della fede, esclama: “Figlio, quanto a me, nessuna cosa ormai ha per me dell’attrattiva in questa vita. Non so che cosa faccia ancora qui né perché ci sia, compiute ormai le mie speranze in questo mondo. Uno solo era il motivo per cui desideravo restare ancora un poco in questa terra: vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio me l’ha concesso con maggiore larghezza, facendomi vedere che disprezzi la felicità terrena e ti consacri al Suo servizio. Che cosa faccio ancora quaggiù?”. Questo è amore materno; questi sono i sentimenti di chi veramente cerca il bene dei figli. Nessuna meraviglia che una madre così abbia meritato un figlio come Sant’Agostino.
Dobbiamo andare a Gesù. Ascoltiamolo ancora: “Chi non prende la sua croce non è degno di me”. Gesù presenta il sacrificio come componente essenziale della vita. L’insegnamento del Maestro è il contrario esatto di ciò che oggi comunemente si pensa: oggi stiamo annaffiando l’egoismo e ne raccogliamo frutti amari. Il richiamo di Gesù è particolarmente attuale. Gesù, rifuggendo ogni vile forma di demagogia, vuole insegnarci la strada dell’amore vero e pertanto ci dice la verità riguardo all’amore, ed è questa: l’amore vero può declinare un solo verbo: donare.
Per donare è necessario uscire dall’egoismo, è necessario morire al narcisismo, è necessario tagliare i rami sterili del capriccio per lasciar crescere il ramo fecondo del dono che ci porta a vivere gioiosamente per gli altri. Gioiosamente, perché chiunque dona entra in comunione con Dio, e Dio è il proprietario esclusivo della gioia. Dobbiamo riconoscere che, ancora una volta, la storia ha dimostrato e dimostra la verità dell’insegnamento di Gesù. Trovatemi una donna più felice di Madre Teresa di Calcutta; eppure, che ha fatto? Ha donato se stessa ai poveri seguendo la parola di Gesù e, meravigliosamente, ha visto fiorire la gioia nel suo cuore e nel cuore di coloro che incontrava nel suo cammino.
Trovatemi una persona più felice di Raoul Follereau, l’apostolo dei lebrosi; eppure, che cosa ha fatto? Si è chinato sui lebrosi e, prodigiosamente, ha avvertito nel dono di sé una gioia immensa, una gioia incontenibile. Egli, di conseguenza, ha gridato ai giovani: “O imparerete di nuovo ad amare, amare veramente, oppure sarete distrutti dal cancro dell’egoismo”. Così parlano i veri educatori, alla sequela del primo educatore dell’umanità che è Dio.
Alexis Carrel, medico ateo poi convertito a Lourdes prima della Seconda Guerra Mondiale, scrisse: “Attualmente né la scuola, né la famiglia sanno insegnare alla gioventù come comportarsi”. Lo vediamo riflesso in questa gioventù come in uno specchio: l’egoismo degli educatori. È urgente, allora, dare una svolta all’educazione dei giovani. Il Vangelo ci dice in quale direzione dobbiamo andare. Ascoltiamo il Vangelo e il mondo sarà diverso.
Sia lodato Gesù Cristo.
