p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di mercoledì 3 giugno 2026

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É L’AMORE CHE VINCE LA MORTE

Mc 12,18-27

La storiella paradossale
di una donna,
sette volte ve­dova
e mai madre
,
è adoperata dai sadducei
come caricatura
della fede
nella risurrezione
dei morti:

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di quale dei sette fratelli
che l’hanno sposata
sarà moglie quella donna
nella vita eterna?

Per loro
la sola eternità possibile
sta nella generazione
di figli,
nella discenden­za.

Gesù, come è solito fare
quando lo si vuole
imprigio­nare
in questioni di corto respiro,
rompe l’accerchia­mento,
dilata l’orizzonte e

«rivela che non
una modesta eternità
biologica è inscritta
nell’uomo
ma l’eternità stes­sa di Dio
»
(M. Marcolini)

Quelli che risorgono
non prendono moglie
né marito
.

Fac­ciamo attenzione:
Gesù non dichiara
la fine degli affet­ti
.

Quelli che risorgono
non si sposano,
ma danno e ri­cevono
amore ancora
,

finalmente capaci
di amare bene,
per sempre
.

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Perché amare è
la pienezza dell’uomo
e di Dio
.

Perché ciò che
nel mondo è valore
non sarà mai di­strutto.

Ogni amore vero
si aggiungerà
agli altri nostri a­mori
,
senza gelosie
e senza esclusioni,
portando non li­miti
o rimpianti
,
ma una impensata capacità
di intensità e di profondità.

Saranno come angeli.
Gesù adopera l’immagine
degli an­geli per indicare
l’accesso ad una realtà
di faccia a faccia con Dio
,

non per asserire
che gli uomini
diventeranno an­geli
,
creature incorporee
e asessuate.

No, perché
la ri­surrezione della carne rimane un tema cruciale
della no­stra fede,
il Risorto dirà:

non sono uno spirito,
un fanta­sma
non ha carne e ossa
come vedete che io ho
(Lc 24,36
).

La risurrezione
non cancella il corpo,
non cancella l’u­manità,
non cancella gli affetti.

Dio non fa morire
nulla dell’uomo.
Lo trasforma
.

L’eternità non è durata,
ma in­tensità
;
non è pallida
ripetizione infinita,
ma scoperta
«di ciò che occhio
non vide mai,
né orecchio udì mai,
né mai era entrato
in cuore d’uomo…»
(1Cor 2,9
).

Il Signore è
Dio di Abramo,
di Isacco,
di Giacobbe.
Dio non è
Dio di morti,
ma di vivi
.

In questo «di»
ripetuto 5 volte
è racchiuso
il motivo ultimo
della risurrezione,
il segre­to dell’eternità.

Una sillaba breve
come un respiro,
ma che contiene
la forza di un legame,
indissolubile e reci­proco

e che significa:
Dio appartiene a loro,
loro appar­tengono a Dio
.

Così totale è il legame,
che il Signore fa sì che
il nome di quanti ama
diventi parte
del suo stesso nome
.

Il Dio più forte della morte
è così umile da ritenere
i suoi amici
par­te integrante di sé
.

Legando la sua eternità
alla nostra, mo­stra che
ciò che vince la morte
non è la vita,
ma l’amore
.

Il Dio di Isacco,
di Abramo,
di Giacobbe,
il Dio che è mio
e tuo,
vive solo se Isacco
e Abramo sono vivi,
solo se tu e io vivremo
.

La nostra risurrezione
soltanto
farà di Dio
il Padre per sempre
.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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