TUTTI A SERVIZIO DI TUTTI
Giovanni, il discepolo preferito,
il migliore,
il fine teologo,
si mette di fronte a Gesù
e gli chiede,
con il fare proprio
di un bambino:
«Voglio che tu mi dia
quello che chiedo.
A me e a mio fratello».
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Eppure Gesù lo ascolta
e rilancia
con una bellissima domanda:
«Cosa vuoi che io
faccia per voi?»
«Vogliamo i primi posti!»
Dopo tre anni di strade,
di malati guariti,
di uomini e donne sfamati,
dopo tre annunci
della morte in croce,
è come se
non avessero ancora
capito niente.
Ed ecco ancora
una volta tutta
la pedagogia di Gesù,
paziente e luminosa.
Invece di arrabbiarsi
o di scoraggiarsi,
il Maestro riprende
ad argomentare,
a spiegare il suo sogno
di un mondo nuovo.
Non sapete
quello che chiedete!
Non capite
quali corde oscure
andate a toccare
con questa domanda,
quale povero cuore,
quale povero mondo
nasce da questa
fame di potere.
E la dimostrazione arriva
immediatamente:
gli altri dieci apostoli
hanno sentito
e si indignano,
si ribellano,
unanimi nella gelosia,
accomunati dalla stessa
competizione
per essere i primi.
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Adesso non solo
i due figli di Zebedeo
(i boanerghes,
i figli del tuono,
irruenti e autoritari
come indica
il loro soprannome),
ma tutti e dodici
vengono chiamati
di nuovo da Gesù,
chiamati vicino.
E spalanca loro
l’alternativa cristiana:
tra voi non sia così.
I grandi della terra
dominano sugli altri,
si impongono…
Tra voi non così!
Credono di governare
con la forza…
tra voi non è così!
Gesù prende
le radici del potere
e le capovolge
al sole e all’aria:
Chi vuole diventare
grande tra voi
sia il servitore di tutti.
Servizio, il nome difficile
dell’amore grande.
Ma che è anche
il nome nuovo,
il nome segreto della civiltà.
Anzi, è il nome di Dio.
Come assicura Gesù:
Non sono venuto
per procurarmi dei servi,
ma per essere io il servo.
La più sorprendente,
la più rivoluzionaria
di tutte le autodefinizioni
di Gesù.
Parole che danno
una vertigine:
Dio mio servitore!
Vanno a pezzi
le vecchie idee
su Dio e sull’uomo:
Dio non è il padrone
e signore dell’universo
al cui trono inginocchiarsi
tremando, ma
è Lui che si inginocchia
ai piedi di ogni suo figlio,
si cinge un asciugamano
e lava i piedi,
e fascia le ferite.
Se Dio è nostro servitore,
chi sarà nostro padrone?
L’unico modo perché
non ci siano più padroni
è essere tutti a servizio di tutti.
E questo non come
riserva di viltà, ma
come moltiplicazione
di coraggio.
Gesù infatti non convoca
uomini e donne
incompiuti e sbiaditi,
ma pienamente fioriti,
regali, nobili, fieri, liberi.
Belli della bellezza
di un Dio con le mani
impigliate nel folto
della vita,
custode che veglia,
con combattiva tenerezza,
su tutto ciò che fiorisce
sotto il suo sole.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
