Il Signore veste uomo…2
“Il diavolo veste Prada 2” è il film del momento. Fin dalle primissime notizie sull’avvio delle riprese del sequel dell’iconica pellicola del 2006, si è scatenata un’incredibile curiosità attorno ai personaggi e su come si sarebbe potuta proseguire una trama “perfetta”, con dialoghi e attori altrettanto impeccabili a 20 anni di distanza.

Sono andato a vederlo al cinema pochi giorni dopo l’uscita, provando una sorta di doppio sentimento: delusione e insieme apprezzamento. Il seguito delle vicende di Miranda Priestley, Andy e dell’intero mondo della rivista Runway non è certamente come il capostipite. Lì tutto era novità, con battute diventate iconiche e scene ancora oggi riutilizzate nei meme sui social. Nel sequel, il regista e il cast, pur riprendendo gli stessi ruoli e cercando a tratti di rinnovare i vecchi dialoghi, hanno voluto raccontare un’altra prospettiva nella quale prevale un mondo in crisi. È proprio l’universo dorato e solido di Runway a vacillare, con la sua direttrice che rischia di perdere tutto. Sebbene l’assenza dell’originalità del primo capitolo mi abbia un po’ deluso (anche se, a pensarci bene, era inevitabile), mi ha incuriosito il tentativo narrativo di andare oltre. Cosa resta di quel mondo messo a confronto con l’evoluzione dei media, le crisi personali dei protagonisti e gli errori commessi? È possibile continuare e andare avanti?
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Il libro degli Atti degli Apostoli, di cui oggi leggiamo proprio le prime righe, si può davvero considerare il “sequel” della vicenda di Gesù narrata dai Vangeli. Ritroviamo lo stesso evangelista Luca che, dopo aver scritto l’avventura irripetibile del Nazareno, dalla nascita fino alla resurrezione, ora vuole raccontare ciò che è accaduto in seguito. Che ne è di Gesù, dei suoi apostoli, delle prime comunità? Per farlo, Luca parte da un episodio che fa da “cerniera” tra i due testi: l’Ascensione al cielo.
Conoscendo la simbologia biblica e il modo in cui l’evento è descritto, non assistiamo a un Gesù che decolla oltre le nubi come un’astronave di Star Wars verso un nuovo sistema galattico. Al contrario, ci viene spiegato che il Risorto entra nella dimensione di Dio: una condizione inedita che non prevede più la sua visibilità fisica terrena, ma una nuova presenza, incarnata dalla sua comunità, dai discepoli e, in definitiva, da tutti noi cristiani.
Il Gesù in carne ed ossa esce di scena per far posto a quello “nuovo” della comunità cristiana, inizialmente formata dai suoi discepoli. Nel percorso dei credenti non possiamo ritrovare la “magia” della narrazione evangelica originale, ma scopriamo un cammino inedito, segnato da continue crisi e cambi di passo. Ora, con il Signore presente e vivo attraverso i suoi seguaci, nascono nuovi modi di comunicare e sfide che si scontrano con i limiti dell’esperienza umana. Oltre al racconto degli Atti, fondamentale per noi cristiani, la vita della Chiesa nei secoli è stata una continua altalena tra fedeltà a Cristo e sbagli madornali, tra Vangelo vissuto e Vangelo dimenticato. Eppure, sono proprio i primissimi passi descritti in quel libro a ricordarci che l’intera vicenda cristiana, pur tra divisioni e incoerenze che coinvolgono anche noi, rimane a tutti gli effetti il “sequel” della storia di Gesù.
Anche nel cammino della Chiesa, così come nelle nostre vite personali e nella piccola realtà parrocchiale, possiamo comunque scorgere Gesù, ascoltarne le parole e osservarne l’agire. Forse questa sua nuova modalità di presenza ci delude o ci appare meno affascinante rispetto ai racconti del Vangelo, ma è la strada che Dio stesso ha scelto per continuare la sua opera. Non dobbiamo dimenticare che, per fede, riconosciamo un unico “regista” sia per la vicenda di Gesù di Nazareth che per il suo seguito ecclesiale: lo Spirito Santo. Una verità che ci verrà ricordata proprio dalla solennità che celebreremo tra una settimana, la Pentecoste.
La Chiesa (e per Chiesa questo intendo tutti noi) è in fondo “Il Signore veste uomo 2”, il capitolo successivo ai Vangeli in cui Dio ha assunto vesti umane in Gesù Cristo. Il Vangelo ha una trama irripetibile, ma anche dopo nel suo sequel non esce di scena, e continua ad essere raccontata all’infinito dentro la nostra storia quotidiana.he noi terremoti di pace, terremoti di speranza.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
