Commento al Vangelo del 17 maggio 2026 – Sussidio Quaresima/Pasqua CEI

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«A me è stato dato ogni potere» (Mt 28,16-20) La pagina del Vangelo di oggi conferma, in modo del tutto omogeneo, quanto abbiamo visto emergere nella seconda lettura.

Il Cristo Risorto, infatti, con la sua ultima teofania pasquale agli Undici, afferma l’inesauribile potenza della sua azione divina, estesa a un orizzonte universale, comprendente il mondo materiale e altrettanto quello spirituale: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18).

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Nel racconto dell’ultimo incontro di Gesù coi discepoli dopo la Resurrezione, contenuto nell’epilogo del Vangelo matteano, gli esegeti hanno ritenuto di poter rinvenire, attraverso il riscontro puntuale di alcune caratteristiche ben riconoscibili, la struttura narrativa di una tipica “vocazione” biblica.

Consueta nelle biografie dei profeti, ma non infrequente anche in episodi riguardanti altri protagonisti dei libri storici dell’Antico Testamento e persino in pagine del Nuovo (si pensi ad esempio all’Annunciazione mariana nel Vangelo di Luca), tale struttura si articola in genere con la successione dei seguenti elementi: un’autorivelazione divina, l’incarico di una missione affidata a un eletto, un’eventuale obiezione del chiamato, la rassicurazione del sostegno divino e la relativa conferma tramite un segno soprannaturale.

In effetti, tali tappe posso essere rintracciate anche nel passo evangelico della Messa di oggiCristo Risorto si fa vedere dagli Apostoli sul monte dove li ha fatti convocare da un angelo apparso sul suo sepolcro vuoto; poi affida loro un mandato impegnativo e perenne («Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato», Mt 28,19-20a); li fortifica incoraggiandoli con una promessa più che confortante («Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», Mt 28,20b).

A prima vista, sembrano mancare due elementi tipici di un racconto biblico di vocazione: l’obiezione del chiamato e il segno di conferma della vocazione stessa.

In realtà, il primo elemento, seppur in un modo atipico, può essere assimilabile al dubbio degli Apostoli, simbolo di tutte le crisi di fede e quindi delle provvisorie debolezze immancabili in chi riceve una chiamata divina: «Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono» (Mt 28,17).

Il secondo elemento mancante può essere recuperato per comparazione leggendo il passo parallelo della finale canonica di Marco: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano» (Mc 16,20).

Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI al periodo di Quaresima/Pasqua 2026, scarica il file PDF completo.