fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 7 maggio 2026

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Ci sono modi di vivere la fede che sembrano pesanti.
Una religiosità di un tempo fatta solo di penitenze, sacrifici duri, quasi come se Dio ci chiedesse sofferenza.

E oggi, a volte, ritornano forme diverse ma simili: spiritualità molto rigide, tutte basate sul controllo, sulla disciplina, sulla prestazione… come se crescere significasse stringere i denti sempre di più.

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Ma nel Vangelo Gesù dice qualcosa di sorprendente:
«Rimanete nel mio amore… vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»
Non parla di una vita schiacciata, ma di una vita piena.

Non dice: “sforzatevi di meritare il mio amore”, ma: “rimanete nel mio amore”.
È diverso. Non è una corsa per arrivare a Dio, è restare dentro a un amore che ci è già dato.
E allora anche la disciplina cambia volto.

Non è più una fatica sterile, ma diventa una risposta d’amore.
Non è più un peso, ma un modo per custodire qualcosa di bello.
La fede non è una prigione più raffinata.
È una relazione viva.

E forse oggi il Signore ci invita proprio a questo:
non a essere perfetti, ma a rimanere.
Non a stringere di più i denti, ma a fidarci di più.
Perché quando resti nel suo amore, lentamente cambia tutto:
il cuore si alleggerisce, la vita si illumina…
e scopri che Dio non ti vuole sotto pressione,
ti vuole pieno di gioia.

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