fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 1 maggio 2026

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I concittadini di Gesù rimangono stupiti: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname?» Si aspettavano forse qualcuno di straordinario, con origini importanti, con studi prestigiosi, con una storia che potesse spiegare la sua grandezza. Invece davanti a loro c’è Gesù, cresciuto in mezzo a loro, nella casa semplice di Nazaret, accanto a Giuseppe che lavorava il legno.

E proprio qui sta qualcosa di profondamente bello. La forza di Gesù non è in contraddizione con le sue origini semplici. Al contrario, è proprio dentro quella vita concreta che si è preparata la sua missione. Nella bottega di Giuseppe Gesù ha imparato la pazienza del lavoro, la precisione delle mani, la fedeltà nelle piccole cose di ogni giorno. Ha imparato che la vita si costruisce pezzo dopo pezzo, come si lavora il legno: con tempo, con cura, con dedizione.

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Gesù non ha disprezzato la vita ordinaria. Ha scelto di passarci trent’anni dentro. Questo ci dice che anche la nostra vita, fatta di lavoro, di famiglia, di impegni semplici, può diventare il luogo in cui Dio prepara qualcosa di grande.

Perché spesso il Signore non costruisce la sua opera nei momenti straordinari, ma nella fedeltà quotidiana, nelle cose piccole, in quello che nessuno vede.

E forse oggi questa parola ci ricorda proprio questo: non disprezzare la semplicità della tua vita. È proprio lì, dentro quello che sembra normale, che Dio sta preparando qualcosa di buono. Anche per noi.

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