Gesù dice ai suoi discepoli: «Nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno.»
Sono parole forti, quasi sorprendenti. Ma non vanno capite come se Gesù ci stesse invitando a giocare con i serpenti o a mettere alla prova Dio con guarigioni miracolose.
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Gesù sta dicendo qualcosa di più profondo: chi vive nel suo nome riceve una forza nuova. La missione cristiana non nasce dalla nostra bravura, ma dalla presenza di Cristo che agisce attraverso di noi.
Scacciare i demòni significa che l’amore può vincere il male.
Parlare lingue nuove significa imparare il linguaggio del Vangelo: il linguaggio del perdono, della pazienza, della speranza. Prendere in mano i serpenti e bere il veleno significa che, anche quando incontriamo il male, l’ingiustizia o la cattiveria del mondo, Cristo ci dà la forza di non lasciarci distruggere dentro.
E imporre le mani ai malati ci ricorda che ogni gesto di cura, di vicinanza, di consolazione può diventare una guarigione nel cuore degli altri.
Per questo ogni cristiano è missionario. Non servono luoghi lontani. La nostra missione comincia nelle piccole cose di ogni giorno: nelle parole che diciamo, nella pazienza che doniamo, nella speranza che portiamo.
E quando ci sentiamo deboli ricordiamolo: la missione non è nostra, è di Gesù. Noi siamo solo le sue mani nel mondo. E se restiamo uniti a Lui, anche attraverso di noi il bene continuerà a camminare sulla terra.
