p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 23 aprile 2026

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OGNARE I SUOI SOGNI

Commento a Gv 6,44-51

Io sono il pane
disceso dal cielo,
il pane della vita.

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Dio è disceso dal cielo,
il mondo ne è gravido.

È dentro di te,
intimo a te
come un amante,
disciolto in te
come un pane
dentro la bocca.

Il perno della storia
è la discesa di Dio,
discesa che continua
per mille strade.

Dio, il vicino-lontano,
“Colui-che-viene”
è in cammino
verso ciascuno:

se lo accogli,
ti abita il cuore,
la mente, le parole,
e li nutre di cielo.

C’è un segreto gioioso
nascosto nel mondo
e Dio te lo svela:

il cibo che sazia
la tua fame di vita
e di felicità esiste.

Non sprecare parole
a discutere di Dio,
puoi fare di meglio:
tuffati nel suo mistero.

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Cerca pane vivente
per la tua fame.
Pane vivente che cambia
la qualità della tua vita,
le dà un colore divino.

Non accontentarti
di altri bocconi,
tu sei figlio di Dio,
figlio di Re.

Prepàrati allo stupore
e alla gioia dell’inedito:
un rapporto d’amore
al centro del tuo essere
e nel cuore del mondo.

Il brano del Vangelo di oggi
è riempito dal verbo mangiare.

Un gesto così semplice
e quotidiano, così vitale,
pieno di significati,
ma il primo di tutti è
che mangiare o no
è questione di vita o di morte.

Il Pane che discende
dal cielo è Dio
che si pone come
una questione vitale
per l’uomo:

davanti a te stanno
la vita e la morte.
Scegli dunque la vita
(Deut 30,19).

Ciò che mangi
ti fa vivere
e tu sei chiamato
a vivere di Dio.

Non solo a
diventare più buono,
ma a nutrirti di un Dio
che ti trasforma nell’intimo
dolcemente e tenacemente.

E mentre ti trasforma in lui,
ti umanizza:
più Dio in te equivale a più io.

I Padri Orientali la chiamano
“divinizzazione”, “theosis”;
e Dante la trascrive
con il potente verbo “indiarsi”:

diventare figli,
della stessa sostanza del Padre.

Assimilare la vita di Gesù
non significa solo Eucaristia,
non si riduce a un rito,
ma comporta
una liturgia continua,
un discendere instancabile,
a ogni respiro,
di Cristo in me.

Vuol dire:
sognare i suoi sogni,
respirare l’aria limpida
e fresca del Vangelo,
muoversi nel mare d’amore
che ci avvolge e ci nutre:

“in Lui siamo,
ci muoviamo e respiriamo”
(Atti 17,28).

Chiediti: di cosa nutro
anima e pensieri?
Sto mangiando generosità,
bellezza, profondità?

Oppure mi nutro di egoismo,
intolleranza, miopia dello spirito,
insensatezza del vivere, paure?

Se ci nutriamo di Cristo,
egli ci abita,
la sua parola opera in noi
(1Ts 2,13),
dà forma al pensare,
al sentire, all’amare.

Se accogliamo
pensieri degradati,
questi ci fanno come loro.

Se accogliamo pensieri
di Vangelo e di bellezza,
ci renderanno uomini
e donne della bellezza
e della tenerezza,
le due sole forze per cui
questo mondo sarà salvato.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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