C’è una parola di Gesù che oggi spiazza e quasi disturba: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Non un simbolo, non un’idea spirituale, ma carne. Vita concreta, donata, spezzata, esposta.
E qui nasce la provocazione.
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Noi cerchiamo un Dio che risolva, che protegga, che consoli… ma Gesù si presenta come cibo. Non da ammirare, ma da mangiare. Non da applaudire, ma da accogliere dentro, lasciando che entri nella nostra vita fino a trasformarla.
Eppure questo pane oggi è gratis, accessibile, quotidiano. L’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un dono per chi ha fame.
Se è così disponibile… perché lo trattiamo come qualcosa di secondario?
Forse perché abbiamo perso la fame.
Ci nutriamo di mille cose: relazioni superficiali, social, attivismo, perfino religiosità… ma restiamo vuoti.
E il Pane vero, quello che può dare senso e vita eterna, diventa un’abitudine, un rito tra tanti.
Gesù oggi non chiede: “Sei degno?”
Chiede: “Hai fame di me?”
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Perché chi si lascia attirare dal Padre verso il Figlio non è uno che “capisce tutto”, ma uno che si lascia desiderare, uno che riconosce il proprio bisogno.
Ci lasciamo ancora attirare?
Oppure siamo pieni di altro?
Perché si può anche comunicarsi ogni giorno… e non lasciarsi mai trasformare.
E si può essere lontani… ma con una fame che salva.
Questo Pane è vita, ma solo per chi accetta di diventare a sua volta pane: spezzato, donato, concreto per gli altri.
Altrimenti restiamo spettatori di un mistero… che non ci cambia.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
