Un racconto delle apparizioni pasquali del Cristo risorto, l’incontro con i due discepoli sulla strada di Emmaus, narrata per mostrare il senso profondo della celebrazione eucaristica della messa che ogni domenica raduna i fedeli. “Del sogno spezzato, del progetto fallito, delle speranze crollate nel giro di poche ore: di questo parlavano quei due discepoli lungo la strada” (LV).
Da lì a poco, si instaura un dialogo con uno Sconosciuto. La liturgia della parola, camminano e parlano tra di loro delle cose che stavano a cuore, delusi e amareggiati ritornavano nel loro privato, finchè, ma loro non lo sanno, “Dio si affianca”, si riunisce a loro e spiegano a lui di quello che stavano parlando. I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo, però dialogano e lo ascoltano.
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“Vedere non è sufficiente per raggiungere la fede”. Non si accorgono che è lui. Cammina sui loro passi. Lui spiega attraverso le Scritture che il Messia doveva passare la situazione di rifiuto e di sofferenza e i discepoli ascoltano la spiegazione, e il cuore inizia ad ardere, prima era freddo e si è riscaldato. Da un cuore freddo a un cuore ardente e non è l’aver visto il Risorto ma dopo aver ascoltato la parola della Scrittura applicata Gesù si aprono gli orizzonti, e insistono perchè resti con loro.
Il Risorto entrò per rimanere con loro. Dove entrò? In casa, ma forse l’intento del narratore è: “entrò nella vita di quelle persone, dentro la loro coscienza per rimanergli”. Quella parola è dentro il cuore dei discepoli, che “facevano sinodo”, camminavano insieme, ma “senza Gesù non c’ sinodo. Oggi si abusa della parola “sinodalità”, ma Gesù è in mezzo? Gesù è nelle nostre assemblee e nei nostri discorsi? Nei nostri sinodi ecclesiali? Oppure prevalgono le nostre parole, i nostri progetti?
La seconda fase è la liturgia eucaristica, “Gesù spezza il pane” e i discepoli lo riconoscono, si aprirono gli occhi e non lo videro più, ma non lo dominano, non lo bloccano. Gli occhi gli si erano aperti anche ad Adamo ed Eva, hanno visto la nudità, i discepoli hanno gli occhi aperti, vedono il Signore, vincitore sulla morte e sul peccato. Tornano indietro, per annunciare ad altri quello che hanno visto. Non si può tacere quello di cui si è fatto esperienza, la fede è dono e si trasmette. E poi, la richiesta accorata, “Resta con noi, rimani con noi”, “parole di innamorati, di amanti” (LV).
Il Risorto, indica il sentiero della vita, c’è un sentiero che conduce alla sua presenza, gioia piena, ci porterà alla sua destra “dove c’è dolcezza senza fine”, sono le parole dell’antico orante che abbiamo ascoltato nel salmo 115, riguardavano il Messia, erano profetiche per Gesù e si sono realizzate: “Davide ha previsto la risurrezione di Cristo e ne ha parlato, e non fu abbandonato negli inferi”. Noi siamo stati liberati dalla vuota coscienza della condotta sbagliata grazie al sangue prezioso di Cristo che è un Agnello, vero, senza difetti e senza macchia, l’apostolo Pietro (seconda lettura) applica Cristo quello che era detto dell’agnello della Pasqua.
Il cuore brucia, rimani con noi Signore, nella tempesta e nel mare calmo, questo è il cammino della fede; Rimani con noi, quando ci assale il dubbio e siamo soli; Rimani con noi, quando cadiamo e non riusciamo ad alzarci; Rimani con noi, perché se sei accanto a noi, la sera cede il posto al mattino, le tenebre alla luce, il peccato alla grazia. Rimani con noi, i battiti accelerano e la vita scorre. Così sia.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
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Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

