Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una scena che rompe gli schemi: Gesù che cammina sulle acque. Non è solo un miracolo spettacolare, è una provocazione esistenziale.
I discepoli sono nel buio, nel vento contrario, nella fatica. Stanno facendo ciò che sanno fare — remare — ma non basta. E proprio lì, nel momento in cui tutto sfugge al controllo, Gesù appare… ma non viene riconosciuto. Anzi, fa paura.
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Ecco il punto: Dio arriva spesso in forme che non ci aspettiamo. Non entra nella nostra vita chiedendo permesso o adattandosi ai nostri schemi. Ci destabilizza. Ci costringe a rivedere tutto.
“Noi” diciamo: Signore, dove sei? E quando Lui passa vicino… abbiamo paura.
Perché?
Perché preferiamo una fede controllabile, rassicurante, che non sconvolga troppo la barca della nostra vita. Invece Gesù non calma subito il mare: prima dice una cosa precisa — “Sono io, non abbiate paura”. Solo dopo sale sulla barca.
Come a dire: il vero miracolo non è che il vento si fermi.
Il vero miracolo è riconoscere la Sua presenza nel caos.
E qui la provocazione è forte:
noi vogliamo che Dio sistemi le tempeste… ma Lui vuole salire sulla nostra barca mentre la tempesta c’è ancora.
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Accettarlo significa lasciare il controllo.
Significa smettere di remare da soli.
Significa fidarsi anche quando non capiamo.
Forse oggi il Signore non è “fuori” dalla tua vita.
Forse è lì, sulle acque agitate che ti fanno paura… e ti sta dicendo:
“Lasciami salire.”
La domanda allora diventa scomoda:
vuoi davvero che Gesù entri nella tua barca… anche se questo cambierà la rotta?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
