Giovedì Santo: La Divina Lezione di Umiltà e Amore
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Questo commento del Cardinale Comastri approfondisce il significato profondo del Giovedì Santo, focalizzandosi sull’invito di Gesù a celebrare l’Eucaristia in sua memoria. Sottolinea come l’ultima cena rappresenti la più grande lezione di umiltà, simboleggiata dal gesto della lavanda dei piedi che contrasta l’orgoglio umano, radice di ogni conflitto.
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Il commento evidenzia il legame indissolubile tra il sacerdozio e il dono del pane eucaristico, ringraziando per la misericordia divina nonostante le miserie spirituali dei ministri. Viene inoltre ribadito il comandamento dell’amore, esortando i fedeli a superare egoismi e divisioni per testimoniare autenticamente la propria fede. Infine, l’invito è quello di tradurre la liturgia in gesti quotidiani di carità e servizio verso il prossimo, specialmente i più piccoli e sofferenti.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Giovedì Santo, giorno della Cena del Signore: oggi risentiamo queste parole: “Fate questo in memoria di me”. Racconta l’evangelista Luca che, all’inizio della scena pasquale, dopo avere preso posto a tavola insieme agli apostoli, Gesù disse con voce commossa: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione”.
Perché, Signore? Permettici una domanda: perché hai desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con noi? Possiamo tentare una risposta: Gesù, tu hai desiderato questa cena per darci la più grande lezione di umiltà. Con delicatezza, ma anche con chiarezza divina, tu hai deriso le inconsistenti grandezze umane e le hai ribaltate; ci hai detto che il più grande è chi serve, perché costui ha vinto il mostro dell’orgoglio, l’unico vero mostro. Gesù, tu avevi davanti a te gli apostoli che si contendevano il primo posto, come facciamo anche noi, come fa l’uomo di sempre, l’uomo in lotta con gli altri a motivo della stoltezza del suo orgoglio.
Signore, ecco la tua risposta: tu, Figlio di Dio, hai lavato i piedi. Quanto abbiamo bisogno di ritrovare l’umiltà, perché è quasi sparita nel mondo e per questo sta dilagando la violenza; dentro le guerre che stanno minacciando il mondo c’è una sola parola: orgoglio. Signore, beato chi ti ascolta, beato chi scende dal piedistallo, chi si fa umile, chi si fa servo degli altri, chi visita e conforta i malati, chi cura e ama i più piccoli, chi sa sorridere anche davanti a un’offesa e spontaneamente fa il primo passo del perdono. Invece è infelice chi non ha imparato la tua lezione di umiltà: sarà sempre infelice perché gli mancherà l’esperienza di Dio.
Signore, tu hai desiderato ardentemente questa cena soprattutto per farci il dono della Santa Eucaristia. Con quanta emozione gli apostoli ti guardarono mentre prendevi il pane per la prima volta e dicevi le parole del miracolo: “Questo è il mio corpo che è dato, che è immolato per voi“. E hai aggiunto: “Fate questo in memoria di me”. Ci hai dato un ordine.
Ma come potremmo ripetere la scena della tua presenza e dire “Questo è il mio corpo”, noi che abbiamo un corpo appesantito dal male? Come potremmo noi, che abbiamo un sangue violento e spesso passionale, dire “Questo è il mio sangue”? Eppure tu, Signore, hai voluto servirti di noi; per questo ci hai donato l’Eucaristia, per questo ci hai donato il prodigio del sacerdozio, che è inseparabile dall’Eucaristia.
Permettici, o Signore, di ringraziarti per questo dono immeritato che ancora si ripete nonostante la nostra spirituale miseria. Permettici di dirti grazie, Gesù, per tutti i sacerdoti buoni, retti e umili, e sono tanti. Grazie anche per quelli che sono deboli, che ti rinnegano e aprono continuamente le ferite del tuo cuore: anche costoro, inconsapevolmente, cantano il tuo sconfinato amore, la tua sconfinata misericordia. Non ci scandalizzeremo mai per il peccato — saremmo ipocriti — ma sarà motivo per credere di più, per amare di più e per espiare di più. Partecipando alla tua passione, vogliamo continuare la preghiera dando voce allo stupore e all’emozione che ci invade in questo giorno.
Signore Gesù, tu hai desiderato questa cena per darci il grande comandamento dell’amore fraterno. L’Eucaristia è il momento in cui tu lavori dentro la nostra cattiveria, dentro le nostre ribellioni, dentro i nostri egoismi, dentro le nostre ostinate e scandalose divisioni e pazientemente ci conduci alla carità. Ma noi spesso boicottiamo il primo e grande comandamento della carità e così nascondiamo il tuo volto a coloro che ti cercano, perché tu chiaramente hai detto: “Da questo tutti sapranno che siete i miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri“. Quale responsabilità ci assumiamo quando non viviamo il comandamento della carità!
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Signore, perdona le messe senza perdono; le messe senza carità sono il continuo ritorno di Giuda, sono un tradimento, sono vere stonature che offendono il tuo cuore. Vogliamo realmente seguirti nell’amore fino al segno estremo, fino alla lavanda dei piedi, e spesso ogni giorno in piccoli gesti di bontà che tutti possiamo fare.
Aiutaci, o Signore, aiutaci a cominciare fin da stasera una vita diversa, una vita che profumi di umiltà, una vita che non rinneghi il tuo gesto di divina umiltà che fra poco ripeteremo. Vogliamo ripetere il tuo gesto con la speranza di riuscire finalmente ad imparare la lezione che ci hai dato e continuamente ci dai. Signore, aiutaci a prendere in mano la brocca dell’umiltà per usarla ogni giorno con tutti. Sì, ogni giorno, accada così!
Accada finalmente, Signore Gesù: con questo spirito e questo proposito ripetiamo ora la lavanda dei piedi e, in questo gesto, siamo certi che tu ti nascondi e tu sei presente qui tra noi in questo momento per darci ancora una volta una lezione di divina umiltà. Maestro, aiutaci ad essere veramente discepoli. Sia lodato Gesù Cristo.Non dimentichiamolo: la risurrezione è conseguenza del gesto di amore della croce. Potessimo capirlo!,
