Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 29 marzo 2026

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Gesù ha creato nella gente una grandissima delusione: i discepoli di Emmaus infatti diranno: “Noi speravamo…”. Ha disatteso tutti i sogni messianici. Ha rifiutato lo stato di Onnipotente, sia fisico sia psicologico, per convincere le folle.

La predica più potente è stata la sua consegna nelle mani degli uomini. I Giudei tuttavia non vogliono arrestarlo nei giorni della festa di Pasqua, per paura del popolo, ma Giuda con la sua fretta fa precipitare gli eventi, che capitano proprio nella festa: l’agnello è immolato proprio a Pasqua. Sembra che Dio prenda l’iniziativa e la regia. Gesù è il Messia responsabile, lucido che va alla croce perché il mondo si salvi: “Pensi forse che io non possa piegare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di Angeli?”.

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Il pentimento di Giuda è totalmente diverso da quello di Pietro: Giuda non si è lasciato toccare dallo sguardo di Gesù. Matteo ci dà insieme a Marco un altro particolare: “Pilato sapeva bene che gliel’avevano consegnato per invidia”. La lista infatti sottolinea il senso escatologico della morte di Cristo: Dio passa nel Mondo per liberare il mondo. Cristo scende agli inferi e libera i morti.

Soprattutto le apparizioni in città non significano che i morti siano già nella resurrezione finale, ma che non sono più prigionieri della morte. La passione secondo Matteo è la spiegazione della “giustizia”, la spiegazione cioè del discorso della montagna. Gesù è l’innocente, il giusto, che si consegna a Dio e che si umilia: ma questa è la natura dell’amore. Alla razionalità umana è chiesta una resa incondizionata a questa nuova logica.

Per Riflettere

Moriamo da soli, la morte sospende per un momento la legge della comunione. Gli uomini possono accompagnare fino all’estrema soglia il morente, tuttavia egli valicherà la stretta porta solo, isolato. La solitudine spiega ciò che la morte è: la conseguenza del peccato e la solitudine. Ma è altrettanto evidente che il battesimo ci risolleva dall’estrema solitudine della morte, ci immerge nell’acqua, ci fa rinascere dalla morte, ristabilisce ogni comunicazione. Ci immerge nella comunione d’amore e di salvezza. (Hans Urs von Balthasar)

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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