Il racconto (di Giovanni) presenta una guarigione a distanza e vuole rivelarci Gesù come Parola di Vita. Il maestro torna in Galilea dove è ben accolto poiché si è diffusa la fama di ciò che ha compiuto a Gerusalemme.
Gesù tuttavia cerca di stare lontano da questa popolarità fondata sul meraviglioso. Si reca così a Cana, dove aveva operato il primo dei suoi miracoli. Ora compie il secondo: un funzionario di Erode Antipa supplica Gesù di seguirlo a Cafarnao, dove suo figlio ammalato sta per morire.
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La collocazione geografica di Cana rispetto a Cafarnao spiega perché si usi la parola “scendere” (Cafarnao è di circa 500 metri più in basso rispetto a Cana), ma il senso più forte è quello teologico: l’invito del funzionario romano è l’invito a Cristo del credente di scendere nella nostra umanità.
Gesù è infatti proprio colui che discese dal cielo. Gesù replica rimproverando una fede che risulta imperfetta (ha bisogno di segni concreti) ma il funzionario non desiste. All’invocazione disperata del funzionario per il figlio che sta per morire, Egli ci offre la parola che dona la vita, ma che richiede la fede. Ecco il miracolo di Gesù: è la Parola; se ad essa si crede e si obbedisce si sperimenta il miracolo di avere la vita e una nuova vita.
Questa Parola, unica speranza, accompagna e sostiene il passo del funzionario che sta tornando a casa. E da lì gli vengono incontro i servi che aggiungono soltanto una conferma a ciò che ha già creduto, con le medesime parole di Gesù: “Tuo figlio vive”. La fede ha camminato nell’oscurità e ora trova la luce e diventa fede piena.
Per Riflettere
Il Signore non fa distinzione di persone. Questo a condizione che lo amiamo come il nostro Padre celeste e come figli. Il Signore ascolta a condizione che si ami Dio nel profondo del cuore con una fede “grande come un granello di senape”. Qualunque cosa si chiederà a Dio si otterrà, a patto che la richiesta sia per la gloria di Dio o per il bene del prossimo. Dio infatti non separa il bene del prossimo dalla sua gloria. Quindi occorre essere certi che il Signore esaudirà le nostre domande, sempre che siano fatte per l’edificazione e il bene del prossimo. Ma anche qualora si chiedesse qualcosa per un bisogno, un’utilità o un beneficio personale, non dobbiamo temere che Dio non lo concederà, se realmente ne abbiamo bisogno, perché egli ama coloro che lo amano.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
