Qualunque siano i tuoi problemi, le tue fragilità, i tuoi peccati, i tuoi limiti, i tuoi traumi… non saranno di impedimento per l’opera di Dio.
Sì, la missione che Dio ti affida non viene impedita dai limiti; spesso passa proprio attraverso di essi.
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Ci vuole fiducia… la stessa fiducia che ha manifestato questo cieco e mendicante, vulnerabile e dipendente che però si fida e affida alla Parola di Gesù e sarà proprio questa fiducia a creare la condizione del miracolo che non avviene immeditatamente al contatto con Gesù ma lungo un percorso di obbedienza. Anche nella vita spirituale spesso il cambiamento non avviene subito. Occorrono passi concreti: un gesto di fiducia, una decisione, un cammino. Solo attraversando questo percorso l’uomo scopre ciò che Dio sta operando.
E l’incontro con il Signore non garantisce automaticamente il consenso sociale o familiare, la fedeltà al Vangelo non coincide sempre con l’approvazione degli altri. Talvolta le scelte di fede espongono a giudizi o a incomprensioni: queste situazioni non sono necessariamente un fallimento spirituale. Possono diventare invece il luogo in cui la relazione con Cristo si purifica e si approfondisce.
E la fede… rimane un cammino di crescita progressivo. Nel dialogo con i farisei il cieco passa attraverso varie tappe di comprensione. All’inizio parla semplicemente di “l’uomo che si chiama Gesù”. Successivamente lo definisce “profeta”. Solo alla fine, quando Gesù lo incontra di nuovo, arriva alla professione di fede: “Credo, Signore”. Il miracolo della vista non coincide automaticamente con la pienezza della fede. È soltanto l’inizio di un percorso. La vita cristiana non si fonda solo su esperienze straordinarie. Anche quando si riceve una grazia evidente, la relazione con Dio deve maturare nel tempo. Conoscere il Signore significa continuare a cercarlo, ascoltarlo e testimoniarlo nelle situazioni concrete della vita. Fede è camminare e imparare a vedere anche dove c’è buio.
AUTORE: Don Antonio Mancuso PAGINA FACEBOOK | Telegram
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