p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 10 marzo 2026

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IL PERDONANTE HA GLI STESSI OCCHI DI DIO

Bellissimo questo stupore
per l’illogico perdono:
fino a settanta volte sette.

Dio che rompe
i nostri bilancini,
che rimette i debiti sempre,
che libera
non come uno smemorato
che dimentica il male,
ma con la casta follia
della croce
che si prende gioco
della logica e
degli equilibri umani
e anche delle mie morti
quotidiane.

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Lui è l’Innamorato
che vede primavere
dentro i miei inverni.

Il servo, appena uscito,
appena visto
quanto sia grande
un cuore di re,
appena liberato,
preso il suo compagno
per il collo lo strangolava:

ridammi i miei centesimi!
Lui, perdonato di milioni.

Quel servo non è ingiusto,
è senza cuore.
Tecnicamente
non è disonesto,
è crudele.

Davvero è possibile
essere onesti e spietati.

Non dovevi anche tu
aver pietà?
Non dovevi anche tu
agire come agisco io?

Tu come me,
io come Dio,
la creatura come il creatore…

Chiave di volta
di tutta la morale biblica.

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Perché avere pietà?
Semplice:
per un battito all’unisono
con il battito di Dio.

Nella Bibbia
ogni indicativo divino
(ogni azione riferita a Dio)
diventa un imperativo umano,
per la pienezza e
lo sconfinamento in alto.

Un istinto in noi
ci fa credere
che il male
si possa “riparare”
mediante un altro male,
ferendo chi ci ha ferito.

Occhio per occhio.
Non più una,
ma due ferite
 che sanguinano.

Il perdono invece,
che forse
non guarirà la ferita,
ci aiuta a sentire
che non tutto il mondo
impugna un’arma.

Che ci sono anche mani
che accarezzano
oltre a quelle che
mi hanno schiaffeggiato.

Ci libera dallo sguardo torvo
che vede nemici dovunque:
lo sconosciuto in fila con te
o un barcone di migranti.

Il perdono è
de-creazione del male,
lo blocca,
gli impedisce di proliferare;
ci concede il lusso
di non trascinarci dietro
all’infinito i nostri errori
e i nostri dolori,
come patiboli interiori
su cui inchiodiamo
noi stessi e gli altri.

“Il perdono ci strappa
dai circoli viziosi,
spezza le coazioni
a ripetere su altri
il male subìto,
rompe la catena della colpa
e della vendetta,
spezza le simmetrie dell’odio”
(Hanna Arendt).

Il tempo del perdono
è il coraggio dell’anticipo,
senza aspettare
che tutto sia a posto;

il coraggio degli inizi
e delle ripartenze;
non un colpo di spugna
sulla vita, ma
un colpo d’ali
che non libera il passato,
libera il futuro;
un colpo di vento
sulla mia barca:

Io la vela. Dio il vento.

Dio perdona
per un atto di fede nell’uomo,
perché vede noi oltre noi,
vede la luce prima dell’ombra,
il santo prima del peccatore,
le spighe di buon grano
prima della zizzania.

Vede che ogni vita
è grembo pronto a un di più.

E il perdonante
ha gli stessi occhi di Dio.
Scandalo per la giustizia,
follia per l’intelligenza,
ma consolazione
per noi debitori.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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