All’inizio dell’anno un ragazzo ha ritirato una denuncia nei confronti di un bullo che lo aveva tormentato per anni. La spiegazione è stata: «Non voglio che il suo futuro sia bloccato dal male che ha fatto a me»? Restiamo senza fiato davanti a scelte simili, perché la nostra logica è quella del “chi sbaglia paga”.
Eppure, se guardiamo bene dentro di noi, siamo tutti un po’ come Azarìa nella fornace: ci sentiamo piccoli, umiliati dai nostri stessi errori, senza più “né principe né profeta”, nudi di fronte alle nostre fragilità. Spesso ci comportiamo come quel servo del Vangelo che, appena ricevuto un condono paragonabile a milioni di euro, va a strozzare l’amico per un debito di cinquanta euro.
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È la dinamica del setaccio: vogliamo che la misericordia di Dio sia un setaccio a maglie larghissime quando si tratta dei nostri pasticci, ma che diventi fittissimo e spietato quando dobbiamo giudicare gli altri.
In questa Quaresima, Dio ci chiede di rompere questo meccanismo. Ai tempi di Gesù, il debito di “diecimila talenti” era una cifra astronomica, superiore al gettito fiscale di intere province. E Gesù usa quell’immagine per dirci che il perdono che riceviamo è incalcolabile.
San Cipriano diceva che Dio non accetta il sacrificio di chi è in discordia. Nelle nostre chat, nei corridoi di scuola, quanto spesso usiamo il setaccio per trattenere solo il male degli altri e lasciar cadere nel dimenticatoio il bene…
La conversione è smettere di setacciare le colpe altrui e iniziare a lavare il cuore. Siamo destinati all’infinito, non a vivere nel risentimento.
E tu, hai il coraggio di lasciar andare quel “debito” che ti avvelena le giornate?il bilancino in mano, oppure preferisci una misura pigiata e traboccante di gioia?
don Domenico Bruno
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