Vangelo del giorno di Mt 21,33-43.45-46
Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
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Parola del Signore.
Siamo alla fine del ministero di Gesù a Gerusalemme. Le sue parole si fanno dolenti, cupe… il Maestro si sta rendendo conto del rifiuto da parte della classe sacerdotale nei suoi confronti.
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Non c’è più la folla plaudente di Galilea ad ascoltarlo, ma lo sguardo infastidito dei custodi della Legge e dei devoti.
Ma non si arrende: usando il linguaggio che preferisce, la parabola, ancora osa, provoca, invita a riflettere e lo fa con la più drammatica dei suoi racconti.
Una vigna data in affitto, perché da sempre la vigna richiama il popolo di Israele. La vita, il mondo, tutto ciò che viviamo non ci appartiene, ci è donato perché porti frutto. E Dio, giustamente, ne chiede conto.
I fittavoli fanno come spesso facciamo noi con il Creato: lo sfruttiamo, ne abusiamo senza problemi, senza pudore. Ci sentiamo i dominatori dell’universo.
E ai servi mandati a riscuotere il credito, profeti, testimoni, uomini e donne di pace, non diamo ascolto, anzi, spesso li trattiamo male.
Gesù, ora, misura le sue parole. Il padrone manda suo figlio. Ma i fittavoli, accecati dall’arroganza, pensano di farlo fuori per tenersi la vigna. E uccidono anche lui.
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Ora Gesù chiede al suo uditorio: che farà il padrone? E questi reagiscono: vendetta! Morte! Distruzione!
No… non sarà così, non farà così colui che è venuto per salvare, non per condannare. Anche davanti all’uccisione del Figlio fuori dalla vigna, fuori dalla città santa, Dio insisterà. Se non con loro, con altri, con noi.
Ora i farisei e i sacerdoti capiscono, si immedesimano ma no, non cambiano idea, anzi, si offendono. Vogliono farlo fuori, ucciderlo, ma temono la reazione della gente che lo ama.
Così è Dio: insiste. Anche quando gli sbattiamo la porta in faccia, anche quando non rendiamo conto di ciò che siamo e abbiamo.
Ma non abusiamo della sua bontà perché non accada anche a noi di vedere donato il Regno ad altri. Ringraziamo per la vigna che abbiamo e che siamo, portiamo frutti, rendiamo a Dio ciò che gli appartiene, accogliamo i servi che egli continuamente invia.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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