Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 4 marzo 2026

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Il Figlio dell’uomo è venuto per servire; non opprime, non spadroneggia, non domina. È il primo uomo libero che sa servire. È servo della libertà e della vita, come Dio, addirittura fino a donare gratuitamente la propria vita. La sua stessa morte, il dare la vita, suscita vita, vince la morte e diventa riscatto per tutti. Cioè proprio questa gloria di Dio tra gli uomini diventa capacità di liberare l’uomo, capacità di fare rifiorire la vita.

In questo brano impegnativo emerge la gloria di Dio e come noi invece la intendiamo in modo opposto. Noi spesso confondiamo la gloria di Dio con la nostra vanagloria. È come se davanti a Dio fossimo ciechi sul progetto di Dio per noi, per cui ci ostiniamo a fare, per realizzarci, esattamente quelle cose che ci distruggono, e inseguiamo invece la nostra vanagloria. Al contrario il Signore vuol farci venire alla luce e farci nascere come figli suoi e desidera che noi ci accorgiamo della nostra cecità e lo fa anche in questo passo con i suoi discepoli che ancora non capiscono in cosa consiste la gloria del Signore.

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È quella gloria che sola può davvero riempire il mondo di bellezza, di bontà, di senso e che dà la vita. Un cristiano non è un rinunciatario e deve aspirare a diventare “grande”, perché “grande” è l’attributo di Dio. La grandezza di Dio è quella di servire, di Gesù che lava i piedi, e servire è l’espressione concreta di amare. La vera grandezza divina è quella di amare e servire e fare posto all’altro. Gesù, nell’ultima cena, si leva il mantello, cinge un asciugatoio e lava i piedi. Questa è la sua coscienza divina: lavare i piedi degli altri.

La nostra vera grandezza è quella di vivere in un mondo e in una relazione dove, invece di schiavizzarsi a vicenda, ci si serve, ci si è utili a vicenda, ci si libera a vicenda, si cresce ed ognuno fa esistere l’altro. E non solo siamo chiamati ad essere grandi, ma ad essere il “primo”. “Il primo” è l’altro attributo di Dio: se proprio vogliamo essere “primo” dobbiamo farci schiavi, ci dice Gesù oggi. Lo schiavo è quello che appartiene all’altro. La vera libertà è quella di appartenere all’altro, come Dio che appartiene a tutti noi è la somma libertà di amare.

Sulle due versioni del concetto di gloria (la nostra e quella di Dio basata sulla grandezza e sull’essere primo) si gioca la nostra esistenza, ma si gioca anche la storia del mondo. Una è la gloria (quella nostra) che porta alla croce o alla distruzione, alla morte di tutto, al nulla; l’altra (quella divina) è la gloria che pur passando dalla croce, perché Dio rispetta la libertà dell’uomo, porta alla resurrezione, alla vita eterna già ora in questa vita terrena.

Per Riflettere

Gesù dice: “Non così dovrà essere tra voi!”. Il mio modo di vivere in comunità segue questo consiglio di Gesù?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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