Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 1 marzo 2026

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Brillò

La bellezza di un volto che ama, che non gli importa altro che amare. Anticipo sempre di ciò che la resurrezione a tutti donerà: luceBrillantezza dell’amare, piuttosto che la tenebra dell’odiare.

Attraversiamo continuamente tenebre, che fondamentalmente si generano (le generiamo?) dall’odio, dall’egoismo, dalla sordità dell’ascolto dell’altro-da-me: “senza l’altro io non sono” (p. Leone).

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Gesù prese con sé, Gesù prende per mano gli amici e li conduce su un alto monte per far esperienza di bellezza, che è ascolto dell’altro, partendo sempre ed innanzitutto dall’ascolto dell’Altro, shemà Israel.

Gli amici apostoli videro un uomo trasfigurato, un volto diverso da quello che erano abituati a vedere, che volevano solo vedere, frutto di una consuetudine che non dà spazio alla sorpresa di Dio, al Dio delle sorprese. Anche le vesti diverse.

Oltre ogni abitudine, oltre ogni umana tradizione, oltre ogni umana possibilità, Marco dirà nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche (9,3).

Ma la visione aveva lo scopo, “il fine” di educare ancora una volta all’ascoltare chi ha solo parole di luce, solo parole di perdono, solo parole di novità, perché solo lui e lui solo è verità fatta carne: Gesù.

Senza tralasciare la millenaria parola dei padri Mosè ed Elia. Legge e profeti che reindirizzano sempre l’uomo alla cultura della conoscenza della libertà della fede. Parole di novità, novità della Parola. Gesù.

Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo.

La voce Altra e Alta aveva già tuonato dal cielo nel battesimo al Giordano ascoltatelo, eppure anche gli amici della prima ora Pietro, Giacomo e Giovanni non seppero ascoltare fino in fondo.

Videro la gloria di Dio più volte e non capirono la “divinoumanità” del Figlio, ebbero paura, ebbero paura sul mare, ebbero paura di non aver pane abbastanza, ebbero paura delle dicerie della gente, caddero con la faccia a terra sul monte, segno della paura di vedere Dio.

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E Dio che, invece, ancora una volta si fa prossimo, si avvicinò e li toccò. Dio esperienza di prossimità. Dio esperienza di bellezza il suo volto brillò. Dio esperienza di cura li prese con sé. Dio esperienza di continua rinascita, rigenerazione, riconciliazione: alzatevi e non temete.

Dalle nostre tenebre alla luce di Dio. Dal nostro pauroso peccato, che obnubila ogni relazione, alla nube luminosa, che fa ascoltare la verità: l’uomo e il suo limite. Dio ed il suo infinito perdono.

Trasfigurati perché capaci di ascoltare. Trasfigurati perché capaci di cadere con la faccia per terra e di lasciarsi risollevare.

Pietro cadrà ancora infinite volte, anche dopo l’incontro con il Risorto, ma infinite volte si lascerà amare. Brilla l’esplosione di amore. Bomba di pace. Se ascolto lui.

FONTETelegramChi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay

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