fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 23 Febbraio 2026

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Molte persone si sono allontanate dalla Chiesa perché, in qualche momento della loro vita, si sono sentite giudicate, guardate dall’alto in basso, escluse. Invece di trovare una casa, hanno trovato una soglia difficile da attraversare. Eppure, il Vangelo, fin dall’inizio, si presenta come una buona notizia: Dio che viene a cercare l’uomo, non per condannarlo, ma per salvarlo; non per umiliarlo, ma per rialzarlo.

E allora come mettere insieme questa buona notizia con parole forti come quelle di oggi, dove Gesù parla di un giudizio finale, di una separazione tra pecore e capri? A prima vista potrebbe sembrare una smentita del Vangelo della misericordia. Ma in realtà Gesù non sta dicendo: “ti giudico perché non sei stato perfetto”. Sta dicendo qualcosa di molto più profondo e importante, Gesù ci dice: ti prendo sul serio.

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In quel brano non vengono elencati peccati religiosi, ma gesti semplici di umanità: dare da mangiare, da bere, accogliere, vestire, visitare. Il criterio non è quanto siamo stati irreprensibili, ma quanto abbiamo amato. Dio non ci chiede di essere impeccabili, ci chiede di non essere indifferenti.

Questo significa che il giudizio di Dio non è una minaccia che schiaccia, ma una luce che rivela la verità del nostro cuore. Ci mostra che ogni incontro è sacro, che ogni volto conta, che ogni gesto fatto al più piccolo è fatto a Cristo. E questa è davvero una buona notizia: la nostra vita, anche con i suoi limiti, può diventare un luogo di salvezza se lasciamo che l’amore la attraversi. Anche il giudizio finale allora, non deve essere qualcosa che ci schiaccia, ma invece qualcosa che ci spinge ancora di più ad amare.