Quando leggiamo le tentazioni di Gesù nel deserto rischiamo di pensare che parli di qualcosa di lontano da noi: il diavolo, le prove, il deserto… In realtà descrive con grande precisione quello che succede anche dentro il nostro cuore.
Il tentatore non chiede a Gesù di fare qualcosa di cattivo in modo evidente. Gli propone di usare Dio per sé stesso: trasforma le pietre in pane, cerca un miracolo che ti faccia sentire speciale, scegli una scorciatoia per ottenere potere e sicurezza. In fondo la radice di ogni tentazione è sempre la stessa: smettere di fidarsi del Padre e cercare di salvarci da soli, piegando la realtà ai nostri bisogni, alle nostre paure.
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Succede anche a noi. Quando abbiamo fame di affetto, di riconoscimento, di sicurezza, la tentazione ci suggerisce: “prendi queste cose dove puoi, come puoi, subito”. Anche a costo di perdere la verità, la pace, o la fiducia in Dio.
Gesù non discute con il tentatore, non lo analizza, non lo combatte con la forza. Risponde con la Parola di Dio e con una fiducia limpida: “Non di solo pane vivrà l’uomo… Non metterai alla prova il Signore… Adorerai il Signore tuo Dio”. In altre parole: io non mi salvo da solo, mi affido.
Questo è il punto decisivo anche per noi. Le tentazioni perdono forza quando smettiamo di lottare da soli e permettiamo a Gesù di entrare proprio lì, nel punto in cui abbiamo più paura o più bisogno. Non per giudicarci, ma per darci fiducia.
E quando impariamo a fidarci, anche nel deserto, scopriamo che non siamo soli: il Figlio di Dio cammina con noi, e ci guida fuori dalle nostre tentazioni verso una libertà più grande.
