Seguire l’Agnello di Dio
Il vangelo di oggi ci aiuta nel cammino quaresimale perché ci aiuta a conoscere meglio chi è Gesù e chi siamo noi. Nei versetti precedenti il nostro testo, Pietro ha confessato Gesù come il “Cristo di Dio”. Non più solo il maestro, il profeta, in continuità con le figure passate della storia d’Israele, ma il Cristo, il Messia atteso.
Gesù però vuole smorzare subito ogni entusiasmo trionfalistico, ogni interpretazione nazionalistica: “È necessario per il Figlio dell’uomo soffrire molto, essere rifiutato dal mondo religioso, essere ucciso e risorgere il terzo giorno”. La regalità del Messia passa per questa strada.
È il cammino che già Isaia aveva indicato per il servo del Signore, l’agnello che porta e toglie il peccato del mondo. E anche Ezechiele aveva indicato nella figura del Figlio dell’uomo colui che nell’abbassamento e nella sofferenza soffre per i peccati del popolo.
Così Gesù indica già gli eventi della sua passione, morte e resurrezione mostrando che non sarà vittima di progetti o calcoli sbagliati ma andrà verso la croce come Signore degli eventi. “È necessario”, cioè sta in un piano divino: il servo del Signore è colui che porta il peso del nostro peccato per liberarcene a prezzo della sua vita. Quel peso che noi non sappiamo portare, Lui lo porta per amore nostro. È l’amore di Dio. Quell’amore, che Gesù ha conosciuto nel Padre e muove la sua vita, ora ce lo mostra incarnato, umanizzato.
Gesù aggiunge ai tratti della sua passione anche il “risorgere il terzo giorno”: oltre la sofferenza, il rifiuto, la morte vi è la sua fiducia nella resurrezione. L’amore di Dio vince anche l’ultimo nemico dell’uomo, la morte.
Ma questa via di sofferenza e di gloria, che stanno nella vita del Figlio amato dal Padre, sono una via di vita anche per i discepoli. “Se qualcuno vuole” è un appello alla libertà, nessuna costrizione, deve esserci un desiderio di bellezza e di gioia, di vita e non di morte, nel rispondere a questo invito.
“Rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”, un cammino di conoscenza di sé dove il proprio non Io si assolutizza, non ascolta solo sé stesso, non occupa tutto lo spazio, non s’impone ma impara a fare spazio e dare tempo all’Altro e agli altri. Non si chiude su di sé ma impara ad allargare lo sguardo alle sofferenze e ai bisogni degli altri. E porta la croce come Gesù l’ha portata per amore, in obbedienza all’amore del Padre che vuole salvezza per ogni sua creatura. L’obbedienza al vangelo, letto nello Spirito santo, che ci avvicina al sentire di Cristo. Una fatica e una gioia da rinnovare ogni giorno, una lotta che ci porta alla pace.
La forza della parola di Cristo rende possibile anche ciò che ci pareva impossibile. E stando sulle orme di Cristo non siamo soli, anche Lui combatte con noi nelle nostre ore di buio per portarci alla luce. Non siamo soli perché la nostra fatica è sostenuta anche da tanti altri nostri fratelli e sorelle, in cielo e sulla terra. Questo brano evangelico è di aiuto per vivere la quaresima non come un tempo gravoso ma come un tempo di grazia. Affidandoci alla grazia del Signore più che alle nostre forze, vigorose o deboli che siano, contando sulla forza della parola del Signore che può convertire e trasfigurare il nostro povero balbettare.
fratel Domenico
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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