Il Concilio Vaticano II, nel documento Dei Verbum, un documento importantissimo che parla della Parola di Dio, ci ricorda una cosa molto semplice ma importante: il Vangelo racconta fatti reali, storici. Gesù è davvero vissuto, ha parlato, ha camminato con persone vere. Non stiamo leggendo una storia inventata, ma una vicenda che è accaduta davvero nella storia.
Nel Vangelo di Marco questo si vede bene. I discepoli sono in barca e si preoccupano perché hanno dimenticato il pane. Gesù li ascolta e li rimprovera: ricorda loro il miracolo dei pani moltiplicati e chiede: “Non capite ancora?”. È una scena molto concreta, quotidiana. I discepoli non capiscono subito, hanno paura, si fissano su ciò che manca. Sono uomini normali, come noi. E questo è l’aspetto storico della vicenda.
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Ma il Vangelo non serve solo a dirci cosa è successo allora. Serve a parlare alla nostra vita di oggi. Anche noi, spesso, ci preoccupiamo per quello che ci manca e dimentichiamo quello che Dio ha già fatto per noi. Anche noi rischiamo di non vedere i segni, di avere il cuore chiuso.
Credere nella storicità del Vangelo significa fidarsi che Gesù è entrato davvero nella nostra storia. Ma dobbiamo anche fare un passo in più, e questo significa lasciare che quelle parole parlino alla nostra vita di oggi.
Se impariamo a ricordare il bene ricevuto, a rileggere la nostra storia con fede, allora cambia anche il nostro modo di vivere. Il Vangelo diventa forza, fiducia, e ci aiuta a camminare con più speranza. Proviamo a ricordare quello che Dio ha già fatto per noi nel passato, e questo ci aprirà a capire quello che sta facendo oggi.
