Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 16 Febbraio 2026

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«I farisei chiedono un segno dal cielo, cioè un segno potente, evidente che costringa tutti a dire: veramente è così. Un segno di potere. Ora Dio non dà mai segni di potere. Dà solo segni di amore e di compassione. Per cui è una tentazione quella di chiedere un segno dal cielo a Gesù, un segno di potenza.

Quando nasce Gesù a Betlemme, gli angeli dicono: sarà dato a voi un segno. Qual è il segno? Un bambino. Cioè il segno di Dio è la debolezza, è la piccolezza, perché Dio è amore e l’amore è umile, è piccolo, si dona, non si impone; se si imponesse non sarebbe più amore, non ci sarebbe più la libertà.

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Quindi è importantissimo che tutti i segni che Dio dà ci lasciano sempre estremamente liberi e sono segni deboli. Cioè nessun segno ci costringe. Tant’è vero che uno può anche dire che Dio non c’è» (Padre Silvano Fausti).

La Fede non nasce dal sensazionale, bensì dall’incontro. Chiedere un “segno dal cielo” significa voler dominare Dio, non accoglierlo. Per questo Gesù dice: “Non sarà dato alcun segno a questa generazione”. Infine, Gesù “li lasciò” per riparte verso l’altra riva.

Questo gesto è simbolico: quando il cuore è impermeabile, Gesù non forza, passa oltre. L’altra riva è anche un nuovo inizio: altrove ci saranno orecchie che ascoltano e cuori disposti ad accogliere. Il vero segno è Gesù stesso: la sua misericordia, la sua libertà, il suo amore disarmato. Solo un cuore semplice può vederlo.

Per Riflettere

Il vero segno di Dio non è la potenza, ma la fragilità dell’amore. Dio si manifesta nella debolezza che libera, non nella forza che costringe. Credere è fidarsi senza chiedere prove.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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