Le briciole dei figli
Il Vangelo odierno ci presenta l’incontro di Gesù con una donna. La scena si svolge nella regione di Tiro, al di fuori del territorio d’Israele. Marco annota che Gesù trova riparo presso una casa e chiede che nessuno venga a saperlo, per vivere una pausa di riposo dal suo ministero itinerante di annuncio del Regno.
“Ma non poté restare nascosto”. Una madre disperata per la figlia tormentata da un demonio si mette alla ricerca di Gesù; ne ha sentito parlare e, saputo che si trovava nella sua regione, accorre da lui per implorare il suo aiuto. Oltre al fatto di essere “donna” e quindi poco meritevole di considerazione per la cultura del tempo, era di lingua greca e di origine siro-fenicia, dunque una “straniera” sul piano religioso e geografico.
Questi elementi spiegano l’atteggiamento iniziale di Gesù, che sembra non ascoltare il grido di dolore della madre: “Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”, espressione, quest’ultima, che i Giudei riservavano ai pagani in senso spregiativo.
L’apparente noncuranza di Gesù non scoraggia la madre, che insiste nella sua richiesta. Porta l’attenzione del Signore alle briciole di pane, piccole, insignificanti come quelle che cadono dalla tavola. Eppure, sembra suggerire il testo, in queste briciole è racchiusa una possibilità di vita.
È a queste “briciole” che la donna si aggrappa, aprendosi una breccia nelle parole stesse che Gesù le aveva rivolto: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Confida in Dio che “sazia con bontà ogni vivente” (Sal 145,16); la sua è una fede sostenuta dalla sofferenza, che pone istanze capaci di infrangere steccati. Senza scoraggiarsi, domanda di nuovo; come del resto è possibile fare all’interno di un rapporto di fiducia che ci mette in condizione di chiedere qualsiasi cosa: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7).
La fede semplice e testarda di questa donna porta Gesù a mutare giudizio: lui che, pienamente inserito nella tradizione storica e religiosa del suo popolo, era probabilmente persuaso che l’annuncio e il dono del Regno dovessero avere come primo destinatario il popolo di Israele, è condotto da lei a spingere più in là i confini della propria missione per abbracciare tutta l’umanità assetata di guarigione e di vita. Gesù non resta inflessibile sulle proprie posizioni, si lascia smuovere, sa cambiare i suoi progetti.
“Per questa tua parola”. Gesù vede la fede della donna: in forza delle sue parole, schiette e concrete, la figlia è liberata dal demonio; parole che esprimono fede nel “pane” riconosciuto come dono del Padre, che non può essere negato a nessuno dei suoi figli. E noi restiamo sorpresi pensando che in altri racconti del vangelo sono gli interlocutori di Gesù a fare affidamento sulla sua “parola”, capace di nutrire la vita come il pane: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,67).
Docilità, disponibilità al cambiamento sono i tratti dell’amore creativo vissuto da Gesù che il brano odierno ci consegna. Sul suo esempio siamo chiamati pure noi a lasciarci smuovere e ad accogliere l’appello che ci viene rivolto anche da chi sentiamo lontano da noi, per discernervi la via che porta alla fraternità.
fratel Salvatore
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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