Una ricerca europea sulla comunicazione digitale tra adolescenti ha mostrato un dato curioso: siamo sempre più “connessi”, ma ci sentiamo sempre meno visti davvero. Si parla molto di “spegnimento emotivo”, ossia di ragazzi sempre connessi, ma stanchi, ironici su tutto, incapaci di entusiasmarsi davvero. Non è una colpa, è un segnale.
Quando le luci degli schermi accecano, non vedi altre luci… quelle che contano come le relazioni vere che non abbagliano ma illuminano e guidano. E Gesù oggi ci spiazza in questo Vangelo: non dice “diventate luce”, ma “voi siete la luce del mondo”! Non un premio, non un obiettivo futuro, ma un dato di realtà.
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Eppure noi spesso viviamo come se la luce fosse degli altri, come se il Vangelo fosse solo per chi brilla di più. Invece no. Siamo sale anche quando siamo pochi, siamo luce anche quando tremiamo. Lo sappiamo bene che basta poco per spegnersi, una parola sbagliata, una relazione tossica, uno sguardo che giudica. Ma basta anche poco per illuminare: una frase detta bene e pensata, una scelta pulita, un silenzio che rispetta.
Al tempo di Gesù la luce non era decorativa e una lampada accesa significava casa viva, sicurezza, orientamento. Tenerla nascosta era assurdo. Sant’Agostino diceva che Cristo è il sole e noi siamo la luna: non brilliamo di luce nostra, ma riflettiamo ciò che riceviamo.
La lampadina emette ciò che riceve dall’energia che la raggiunge e la accende. Anche noi possiamo ricevere luce quando ci lasciamo raggiungere da Dio senza filtri e portare la sua luce e la sua energia quando scegliamo di non vivere al ribasso. Nelle amicizie, nei commenti online, nelle parole che usiamo ogni giorno: o illuminiamo o confondiamo.
Questo significa che non siamo chiamati solo a ricevere luce, ma a portarla nel buio di qualcuno. E portiamo luce quando scegliamo parole pulite invece di commenti tossici, quando non umiliamo per far ridere, quando restiamo veri anche se costa. E riceviamo luce quando smettiamo di fare tutto da soli e ci lasciamo illuminare da chi vive con chiarezza, bellezza, coerenza. Il mondo diventa luminoso non quando vinciamo, ma quando ci accendiamo a vicenda.
È questo che dà sapore al mondo. Pensiamo invece a quante parole buttate, relazioni consumate in fretta, scelte rimandate. E tutto perde sapore. Ai tempi di Gesù il sale non serviva solo a condire, ma a conservare: senza sale il cibo marciva.
Gesù ci dice: se il cristiano non ha il coraggio di essere diverso da tutti gli altri perde sapore e diventa una luce come tante, che incanta ma non illumina e non scalda.
Gesù ci invita a non essere cristiani superficiali, ma a trovare il coraggio di camminare in modo autentico e controcorrente in un mondo che sta perdendo sapore e non sa più quale luce seguire.
Non abbiamo bisogno di star che abbagliano e poi passano, ma di luci vere che scaldano, restano ed edificano.
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don Domenico Bruno
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