Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 4 Febbraio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 6,1-6

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore.

È una girandola di stupori e di meraviglia, il Vangelo di oggi. Sono stupiti i concittadini della piccola Nazareth nell’ascoltare la predicazione del figlio del falegname e dei prodigi che si dice abbia compiuto.

Sono scandalizzati perché lo conoscono, sanno da dove viene, frequentano sua madre, la bottega di suo padre, i suoi parenti stretti… il Messia, invece, non avrà famiglia, provenendo da Dio. Gesù si meraviglia della loro incredulità e il clima ostile che monta attorno a lui lo dissuade dal predicare o dal compiere prodigi eclatanti.

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No, non sono emozioni positive, quelle di oggi, sono prese di posizione, plateali indignazioni di persone dal cuore chiuso, dalla mente sovrastata da mille pregiudizi. Come facciamo noi, spesso. Come credere al messaggio proposto da una Chiesa i cui appartenenti, troppe volte, troppo spesso, si dimostrano fragili e contraddittori, quando non palesemente incoerenti, non vivendo ciò che proclamano?

Come seguire un pastore, un catechista, un animatore, di cui conosciamo i limiti caratteriali, le fragilità, i peccatucci nemmeno tanto nascosti? E così, a causa della nostra santa indignazione rischiamo di gettare via il bambino pulito assieme all’acqua sporca.

Gesù affida alle nostre fragili mani il prezioso tesoro del Vangelo, sapendo che ciò che deve emergere non è la nostra bravura, non sono le nostre capacità, ma lo splendore della sua presenza. E se questo limite che portiamo nel cuore può scoraggiare chi sta alla porta a guardare, comprensibilmente, direi, è scandaloso (questo si!) che avvenga fra coloro che già hanno conosciuto Cristo.

Gesù stesso non è stato accolto e riconosciuto fra i suoi famigliari quindi non prendiamocela troppo se, a volte, anche noi siamo poco considerati proprio nella nostra famiglia, proprio nella nostra comunità. Aneliamo a stupire il Signore per la nostra fede, come accade con la preghiera del centurione per il servo ammalato e accogliamo la Parola sempre, chiunque ce la proclami.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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