La lebbra è una malattia che non solo ferisce il corpo, ma anche le relazioni sociali: i lebbrosi sono isolati, tenuti a distanza, sono l’impurità della società.
Inoltre la malattia, la deformità, erano considerate conseguenze di una colpa: se sei lebbroso, hai fatto qualcosa che non va bene, te la sei cercata, è colpa tua… Dunque la guarigione passa dalla purificazione, dalla cancellazione di una colpa.
Però il vangelo ci dice anche che Gesù “prova compassione” per quest’uomo: non solo lo guarisce, quindi interviene in quella cultura che prevede la necessaria purificazione da far certificare ai sacerdoti secondo il rito di Mosè, ma lo ama, è in empatia con lui, soffre per la sua sofferenza.
Proviamo a pensare quanti esclusi possiamo trovare nel nostro mondo, ognuno nel proprio ambiente di vita e di lavoro, ragazzi, adulti, per mille motivi… Non siamo certo in grado di purificare nemmeno le opacità della nostra vita, ma di provare compassione sì, farci toccare dalla sofferenza altrui sì. Può essere il nostro modo di farci vicini come segno di Dio per l’altro.
Per Riflettere
Dio guarda anche me con sguardo compassionevole: cosa deve essere purificato nella mia vita?
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
