CONGEDARE IL CONGEDO
I.
Quante volte capita che, vedendo dei senzatetto, diciamo: perché lo Stato non fa niente per loro? Vediamo anziani soli e diciamo: dove sono i servizi sociali? Oppure, davanti a poveri bisognosi, ci chiediamo perché non se ne occupano la Caritas o la Chiesa.
La responsabilità è sempre degli altri, o degli stessi bisognosi che, secondo noi, non fanno nulla per uscire dalla loro condizione di povertà. Oppure sosteniamo che ognuno pensi per sé, che ognuno si arrangi.
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Non per cattiveria, ma per difesa: per non essere coinvolti, per non complicarci la vita. Il problema non è la mancanza di soluzioni, ma la distanza del cuore.
II.
Sembra che questa sia la logica del mondo moderno, ma come abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, è la stessa logica dei discepoli di duemila anni fa: di fronte a una folla affamata, tutto quello che sanno dire è: «Congedali, che vadano a comprarsi da mangiare».
Gesù, invece, non accetta questa logica. Non congeda la folla, non la rimanda a casa e non cerca giustificazioni come facciamo noi, ma richiama alla responsabilità: «Date voi stessi da mangiare». Cioè: coinvolgetevi, non sottraetevi, non fate finta che non vi riguardi.
Il bisogno dell’altro – materiale o spirituale – non è mai un “problema altrui”. Il Vangelo comincia sempre quando smettiamo di congedare e iniziamo a prenderci cura.
III.
E tu? Pensi davvero di non poter fare nulla, che il tuo contributo sia troppo piccolo per contare? Cinque pani e due pesci non risolvono nulla se restano nella bisaccia di qualcuno, ma diventano miracolo quando vengono consegnati, non perché sono molti, ma perché sono offerti.
Se continui a dire: «io non posso fare nulla», la folla resterà affamata; se invece dici: «io posso fare almeno questo», il miracolo comincerà.
