padre Ezio Lorenzo Bono – Commento al Vangelo di giovedì 8 gennaio 2026

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CONGEDARE IL CONGEDO

I.
Quante volte capita che, vedendo dei senzatetto, diciamo: perché lo Stato non fa niente per loro? Vediamo anziani soli e diciamo: dove sono i servizi sociali? Oppure, davanti a poveri bisognosi, ci chiediamo perché non se ne occupano la Caritas o la Chiesa.

La responsabilità è sempre degli altri, o degli stessi bisognosi che, secondo noi, non fanno nulla per uscire dalla loro condizione di povertà. Oppure sosteniamo che ognuno pensi per sé, che ognuno si arrangi.

Non per cattiveria, ma per difesa: per non essere coinvolti, per non complicarci la vita. Il problema non è la mancanza di soluzioni, ma la distanza del cuore.

II.
Sembra che questa sia la logica del mondo moderno, ma come abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi, è la stessa logica dei discepoli di duemila anni fa: di fronte a una folla affamata, tutto quello che sanno dire è: «Congedali, che vadano a comprarsi da mangiare».

Gesù, invece, non accetta questa logica. Non congeda la folla, non la rimanda a casa e non cerca giustificazioni come facciamo noi, ma richiama alla responsabilità: «Date voi stessi da mangiare». Cioè: coinvolgetevi, non sottraetevi, non fate finta che non vi riguardi.

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Il bisogno dell’altro – materiale o spirituale – non è mai un “problema altrui”. Il Vangelo comincia sempre quando smettiamo di congedare e iniziamo a prenderci cura.

III.
E tu? Pensi davvero di non poter fare nulla, che il tuo contributo sia troppo piccolo per contare? Cinque pani e due pesci non risolvono nulla se restano nella bisaccia di qualcuno, ma diventano miracolo quando vengono consegnati, non perché sono molti, ma perché sono offerti.

Se continui a dire: «io non posso fare nulla», la folla resterà affamata; se invece dici: «io posso fare almeno questo», il miracolo comincerà.

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