Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 7 Gennaio 2026

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Gesù, come già Giovanni, invita alla conversione perché il regno di Dio è vicino. Che cosa è questo regno di Dio? Altrove il regno dei cieli è da Gesù paragonato a un chicco di senape, al lievito che fa fermentare la massa, al campo dove crescono insieme grano e zizzania.

Qui il vangelo del regno di Dio va insieme alla guarigione da ogni sorta di malattie: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”.

Sembra che il regno non sia un nuovo assetto sociale, il frutto di una trasformazione o rivoluzione che anche gli uomini saprebbero fare e a volte hanno fatto nel corso della storia, ma una realtà collegata a ciò che l’uomo non sa darsi da solo: la salvezza.

Se le strutture umane (sociali, politiche…) ci sembrano, anche se faticosamente, modificabili, la malattia risulta spesso condizione ineluttabile. Gesù annuncia il vangelo del Regno e guarisce, rinnova, fa ciò che l’uomo da solo non può fare. Però all’uomo è chiesto di convertirsi.

Cosa significa per me conversione? Cambiare vita o forse, prima ancora, cambiare sguardo: capire che—e vivere come se—da solo non posso fare nulla di davvero buono, e che ho bisogno di essere guarito.

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Per Riflettere

Gesù mi chiede di convertirmi, perché il regno di Dio è vicino. In che modo posso vivere la conversione nella mia vita?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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