Giovanni il Battista oggi ci scandalizza.
Davanti a Gesù non si appropria di nulla, non cerca un ruolo, non difende un’immagine. Non si riconosce il Messia. Sa chi è e, soprattutto, sa chi non è. In un tempo come il nostro – dove tutti vogliono emergere, primeggiare, avere visibilità – questa umiltà brucia.
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Oggi è diventato difficile stare al proprio posto.
Viviamo immersi in una società competitiva, e anche nella Chiesa rischiamo di misurare la fecondità in “risultati”, numeri, consensi, applausi. Ma Giovanni ci ricorda che la vera grandezza è nel decentrarsi, nel non trattenere nessuno per sé, nel non trasformare la missione in un palcoscenico.
Giovanni indica: “Ecco l’Agnello di Dio”.
Non dice: “Guardate me”.
Il vero discepolo è così: porta gli altri a Dio, non a sé stesso. Non costruisce seguaci, ma apre strade; non crea dipendenze, ma libera; non occupa spazi, ma li dona.
E la domanda che ci provoca oggi è semplice e tagliente:
sto conducendo gli altri verso Cristo o verso la mia immagine? Sto indicando l’Agnello o me stesso?
Il Battista ci disarma: si fa piccolo perché Cristo cresca.
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Forse questa è la rivoluzione che ci manca: tornare a essere voce, non messia; segno, non centro; ponte, non arrivo.
Oggi chiediamo la grazia di ritrovare il nostro posto:
dietro Gesù, mai davanti.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
