Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 23 dicembre 2025

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Quanto è importante il nome nella Bibbia! E proprio intorno a questo si discute in questo brano.
Arrivano «vicini e parenti» e hanno un’intenzione precisa: dare a questo bambino il nome di suo padre, come si faceva, come sempre si è fatto, come da tradizione.

Sono in tanti a venire nella nostra vita a pretendere di dirci come ci chiamiamo, cioè chi siamo. Si tratta di “vicini e parenti” che ci danno un nome del passato e di solito essi sono ricordi, fraintendimenti, fatti vecchi che spesso sembrano avere una forza cogente.

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Essi non hanno nome, ma ci sono. Appunto, proprio come questi vicini e parenti, i cui nomi non conosciamo, ma che sulla base di ciò che è stato pretendono di… chiamarci per nome. Però no, non si chiamerà Zaccaria! E c’è una donna, la madre del bambino, Elisabetta, che dice: «si chiamerà Giovanni». E poi c’è un uomo, il padre del bambino, Zaccaria, che dice: «Giovanni è il suo nome».

Si tratta di un nome nuovo per il quale passa l’azione di Dio nella nostra vita, che non può essere certo imbrigliata nelle consuetudini familiari. Beh, Dio due cose uguali non le fa mai e del resto egli porta con sé la rigenerazione, la promessa di futuro, la novità.

Si tratta di colui che dà vita al tutto dal nulla, che trasforma un balbuziente in un liberatore e tante sterili in madri. Non poteva che dar vita ad un nome nuovo, con identità e missione diversi dal passato, che poco hanno a che fare con la storia di suo papà Zaccaria, che da sacerdote frequentava tempio e religiosità ufficiale. Giovanni, che vuol dire “Dio è benevolo” è pensato per molto di più: egli darà «al suo popolo la conoscenza della salvezza».

Schiacciati dal passato, incapaci di sottrarci alle sue maglie, spesso ne restiamo succubi o per lo meno condizionati. Ma Dio agisce per rinnovare tutto, per evitare un altro Zaccaria e dare vita al nuovo: «si chiamerà Giovanni». E tutto questo in un clima di gioia, stupore e lode. Che si chiedano pure: «che sarà mai questo bambino?». Ci interessa solo una cosa: «la mano del Signore era con lui». E dalla nascita di Giovanni a quella di Gesù, il passo è breve…

Insomma, al passato diremo anche il nostro “grazie!”. Ma qui conta dire al presente e al futuro: “sì!”.

Commento a cura di: Piero Lamazza SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato

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