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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Dicembre 2025

Vangelo del giorno di Mt 21,28-32

È venuto Giovanni e i peccatori gli hanno creduto.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

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Parola del Signore.

Dio non ama le belle mascherine. Non ama le persone che indossano il vestito del devoto per entrare in chiesa e lo depongono appena varcato il portone per tornare a casa. Non sopporta chi pensa di prendere per il naso Dio. L’ipocrisia, gravissima malattia che colpisce soprattutto i religiosi e i politici, è il vizio contro cui maggiormente Gesù si scaglia nel vangelo!

Dio preferisce il fratello tormentato e svogliato che lo contesta ma poi gli dà retta, al figlio perfettino che dice e poi non fa. Gesù chiede autenticità e solo l’autenticità può creare lo spazio interiore per poter far nascere l’inaudita presenza di Dio.

Se siamo onesti con noi stessi ci rendiamo conto di essere poca cosa, cristiani altalenanti e svogliati, discepoli spesso incoerenti e goffi. Ma, e questo è essenziale, ce ne rendiamo conto e ne siamo addolorati.

Perciò siamo disposti ad andare davanti a Dio spogli di ogni presunzione, svuotati da ogni orgoglio, deposta ogni inutile maschera. Le prostitute e i pubblicani ci passano davanti perché hanno ascoltato seriamente l’invito alla conversione.

Anche noi ascoltiamo con serietà e verità la Parola di conversione che ci rivolge il Dio che viene, perché si avvicina, il Natale. Il giorno in cui diremo a Dio se ancora abbiamo voglia di farlo nascere in noi, se lo vogliamo accogliere.

Il giorno in cui capire se ci siamo un po’ svegliati durante queste settimane o se, pure, continuiamo a dormire sonni pesanti, storditi come siamo dalla vita e dalle sue implacabili esigenze. Mancano pochi giorni per capire se vogliamo esserci davvero, se abbiamo il coraggio di osare.

Forse ci siamo stancati del Natale, di tutta la retorica e la melassa che lo soffoca, forse ci pesa pensare a dover organizzare pranzi e cene con famigliari con cui non abbiamo belle relazioni. Diciamolo al Signore, semplicemente, come fa il figlio della parabola.

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Sarà lui, il Dio che viene, a farci compagnia, a indicarci il senso vero e profondo di quanto accade.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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