p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 3 dicembre 2025

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Gesรน si trovava nella zona di Tiro e di Sidone, dove si era ritirato e dove era stato raggiunto dalla disperazione di una donna Cananea che aveva una figlia tormentata da un demonio.

Gesรน da quella zona si allontana fino ad arrivare presso il mare di Galilea dove, salito su di un monte, si ferma.

Si ferma in un posto circondato da una folla composta da zoppi, ciechi e sordi e malati di ogni genere.

Lโ€™azione di Gesรน non รจ unโ€™azione di rifiuto di questa umanitร  che a Lui si presenta. Gesรน non fa molti discorsi sulla comunitร  o sulla non comunitร . Sembra che in questa occasione non pronunci alcun discorso.

Gesรน non si lamenta di essere circondato da una folla di malati.

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Era gente bisognosa, come lo siamo ognuno di noi. Noi che ci illudiamo di potere incontrare e vivere una realtร  che sfiori la perfezione, non avremmo reagito come ha agito Gesรน.

Noi che non sappiamo accogliere e amare le persone che ci stanno accanto, le situazioni di vita che a noi si presentano; noi che siamo tutti malati non accettiamo la malattia. Abbiamo lo sguardo malato e, ancor piรน, abbiamo il cuore malato. Abbiamo un cuore malato che non ci lascia liberi di amare. Sembra che siamo schiavi dellโ€™amore per persone che se lo meritano e per situazioni dove valga la pena impegnarsi.

Abbiamo perso ogni spinta missionaria. Il missionario, come Gesรน, รจ colui che vede la realtร  e la ama. Il missionario รจ colui che non passa il suo tempo a lamentarsi delle situazioni di vita che incontra. Il missionario รจ colui che fa sua la situazione che incontra immergendosi in quella situazione.

Una realtร  di malati, di ciechi e di zoppi, di storpi e di sordi, di gente affetta da ogni tipo di malattia. I tempi messianici non vengono nella perfezione delle situazioni che ci ritroviamo a vivere. I tempi messianici di cuori e di persone accolgono e amano quanto la vita gli riserva.

Gesรน guarda la folla che lo assedia e, semplicemente, si mette a curarla. Ma questa non รจ che una prima azione. Dopo averla curata, infatti, la sente sua. Sono da tre giorni che questa folla di gente รจ con me, forse sta soffrendo la fame.

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Di questa gente malata io mi voglio prendere cura perchรฉ sono stato mandato, come missionario, alle pecore perdute del popolo di Israele; a quella folla di gente che verrร  da oriente e da occidente ed entrerร  nel Regno di Dio.

Di questa folla malata di cui mi prendo cura colgo anche, perรฒ, la fame.  Non sono cieco: mi accorgo che non hanno da mangiare.

Ed รจ mio impegno non rimandarli digiuni a casa โ€œperchรฉ non vengano meno lungo il camminoโ€.

E il mio รจ un pane di vita dato per tutti. Ve ne รจ in abbondanza e ne avanza, nessuno rimane senza. E cosรฌ sarebbe se la nostra scelta cristiana fosse una scelta finalizzata alla condivisione e non allโ€™accumulo.

Essere missionari, come lo era il Veniente, significa allora abbandonare lโ€™atteggiamento della lamentela e cominciare ad amare quanto ci viene donato. Un cuore buono e misericordioso, come รจ quello di Gesรน, non passa le giornate a parlare di mondi nuovi e di situazioni nuove. Un cuore buono e misericordioso, come quello di Gesรน, si bea della folla di malati che lo assedia e si prende cura di questa folla accorgendosi della sua fame, fame di ogni genere e di ogni tipo.

E si prende cura non in modo misero ma in modo povero, un modo dove ve ne รจ per tutti e dove ne avanza anche per altri.

โ€œOrmai da tre giorni sono con meโ€, con Lui che รจ sempre con noi e a noi ogni giorno ritorna.

Beati coloro che sono preparati allโ€™incontro, cioรจ i ciechi e gli zoppi, i sordi e i muti, i malati di ogni genere e tutti gli affamati. Questi sono i beati, questi sono i degni del Regno. Questi sono coloro su cui Dio fa piovere la sua grazia e fa splendere il sole del suo cuore che si muove a compassione per ogni uomo che vive su questa terra.

Che il Cristo ci doni sette sporte piene del suo pane di amore; che Lui riempia il nostro vuoto e rinfranchi il nostro cuore. Che questi doni accolti e ricevuti possano divenire luogo e strumento di condivisione e di moltiplicazione di vita per i nostri fratelli.

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