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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 12 luglio 2026

“La Fede come Scelta: Il Seminatore e il Cuore umano”

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Questo video analizza la parabola del seminatore per illustrare come l’amore di Dio venga offerto indistintamente a ogni essere umano. Il Cardinale Comastri spiega che, sebbene il messaggio divino sia costante, i risultati dipendono interamente dalla disponibilità del cuore a ricevere il bene.

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Attraverso metafore tratte dal Vangelo, l’autore mette in guardia contro l’orgoglio e la mediocrità che impediscono alla fede di germogliare. Il testo sottolinea che la vita spirituale richiede scelte coraggiose e coerenti per non appassire nel tempo. In ultima analisi, viene rivolto un invito alla conversione personale poiché il terreno della nostra anima può sempre cambiare e aprirsi alla gioia.

Ogni individuo è dunque chiamato a riflettere sulla propria natura interiore per permettere alla verità evangelica di portare frutto.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. In questa quindicesima domenica, riflettiamo su come la fede comporti alcune scelte precise. Gesù, per spiegare il suo pensiero, si serviva spesso di esempi presi dalla vita quotidiana della gente. Un giorno disse: «Dio è come un pastore che ha smarrito una pecora: la cerca e affronta qualsiasi sacrificio per ritrovarla e condurla all’ovile. E quando la ritrova, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: “Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”». Gesù conclude sottolineando che si fa festa in cielo per un solo peccatore che si converte.

Continua poi spiegando che Dio è come una donna che ha smarrito una moneta preziosa e mette sottosopra la casa per ritrovarla, invitando poi tutti i vicini a far festa con lei. Ancora, Gesù parla di Dio come di un padre con due figli terribili e ribelli, ai quali si rivolge con una misericordia e un amore sconfinato. Il figlio più giovane, stanco di stare in casa, se ne va in cerca dell’avventura della libertà, ma finisce a pascolare i porci. Eppure, quando il figlio ritorna, il padre gli corre incontro e lo abbraccia: così fa Dio. È un messaggio enorme e totalmente nuovo.

In altre occasioni, Gesù paragona il Regno di Dio a un campo dove crescono insieme grano e zizzania. Queste sono immagini semplici ma efficaci con le quali Gesù ci aiuta a capire il grande enigma della storia che Dio solo può decifrare. Arrivando al Vangelo di oggi, Gesù, osservando probabilmente in lontananza un uomo che gettava la semente, disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare». Egli parlava di se stesso: Gesù è venuto a gettare nel campo del mondo la semente buona e la sua opera continua anche in questo momento nei nostri cuori. I santi sono la prova inconfutabile di questo seme che cresce; molti restano nascosti e li conosceremo solo nell’ultimo giorno, quando cadranno tutti i veli e le maschere. In quel giorno ci saranno tante sorprese: molti di quelli che riempiono i giornali o gli schermi televisivi saranno all’ultimo posto, e molti oggi nascosti saliranno in alto.

Il seminatore getta la semente dovunque: sulla strada, sul terreno sassoso, tra i rovi e sul terreno buono. Perché Dio si comporta così? Perché Egli tende la mano a tutti e offre il suo amore a chiunque, bussando anche alla porta delle più infami persone per aiutarle a uscire dal male e condurle alla gioia del bene. Non esiste persona a cui Dio non offra la possibilità di uscire dalla prigione del male, che è l’unica causa di infelicità. Anche noi dobbiamo condividere lo stile di Dio, gettando in ogni persona la semente del Vangelo — seme di gioia e bontà — con la stessa fiducia che ha Dio.

Se la semente è uguale per tutti, perché porta frutti diversi? Dipende dal campo, ovvero dall’atteggiamento del cuore umano. Chi tiene gli occhi ostinatamente chiusi o vive nel fango dell’immoralità e dell’egoismo non può accogliere Dio, che è amore infinitamente puro e generoso. Chi si lascia guidare dall’orgoglio non può incontrare Dio, che è l’esatto opposto: Dio è umiltà. Tuttavia, il terreno può cambiare grazie alla conversione, come testimonia Sant’Agostino, che ringraziò Dio per non aver strappato subito la zizzania e aver aspettato il suo cambiamento.

Gesù spiega poi a cosa corrispondono i diversi terreni:

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  • Il terreno della strada è il cuore duro e ostinatamente chiuso, pieno di orgoglio. A tal proposito, vengono citate le parole di Pier Paolo Pasolini che si definiva reo e giudice senza voler chiedere perdono; il Cardinale si augura che alla fine qualcosa sia cambiato poiché in tale terreno il seme fatica a entrare.
  • Il terreno sassoso rappresenta le mezze misure e la mediocrità, che spegne l’entusiasmo e spinge a prendere come misura di vita ciò che fanno gli altri.
  • Il terreno pieno di rovi indica chi vorrebbe mettere insieme Dio e Satana, l’amore e l’egoismo, o l’attesa del cielo e l’attaccamento febbrile al denaro.

La fede comporta scelte precise, altrimenti muore. Dobbiamo chiederci a quale terreno somigliamo e cosa dobbiamo modificare nella nostra vita. Facendo anche solo un piccolo passo verso Dio, sentiremo subito un’inondazione di gioia, perché il bene fa bene. Come esclamò il Santo Curato d’Ars: «Verrà un tempo in cui gli uomini saranno così stanchi degli uomini che basterà parlare loro di Dio per vederli piangere». Sembra che siamo arrivati proprio a questo momento.