Tempo di Avvento I, Colore Viola – Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 1
La Gioia che nasce come un germoglio
In questa liturgia siamo accompagnati da una promessa che prende forma, da un canto che si allarga come un respiro e da una gioia che trabocca dal cuore di Gesù. Tre testi, una sola voce. Tre strade che si incontrano in un unico luogo: il nostro cuore, oggi.
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Is 11,1-10
Su di lui si poserà lo spirito del Signore.
Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà
che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.
Parola di Dio.
Dal Sal 71 (72)
R. Nei suoi giorni fioriranno giustizia e pace.
Oppure:
R. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R.
Vangelo del giorno di Lc 10,21-24
Gesù esultò nello Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Luca
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Parola del Signore.
Il profeta Isaia ci parla di un germoglio che spunta da un tronco apparentemente morto. Un piccolo segno, fragile agli occhi degli uomini, eppure capace di cambiare il destino del mondo. Da una radice nascosta, quasi dimenticata, nasce il Re della pace. Non viene con il fragore delle armi, ma con la forza silenziosa dello Spirito. Su di Lui riposa la sapienza, l’intelligenza, il consiglio, la fortezza. È come una brezza fresca in un tempo assetato.
E attorno a questo germoglio, Isaia vede una scena che sembra impossibile: il lupo dimora con l’agnello, il leone mangia fieno come il bue, il bambino gioca accanto alla tana del serpente. Non è solo un sogno poetico: è l’annuncio di un mondo riconciliato, dove la paura smette di comandare e l’amore ricuce ferite antiche. È l’eco di un paradiso ritrovato, promessa di un futuro in cui non si vive più contro, ma insieme.
E questo sogno diventa preghiera nel Salmo: “O Dio, dona al re il tuo giudizio”. Non è la richiesta di un potere che schiaccia, ma di una giustizia che solleva. Un regno dove il povero ha voce, dove il misero non è invisibile, dove la violenza non è parola finale. Il salmista canta un Re che non salva dall’alto di un trono distante, ma camminando dentro la polvere degli ultimi. Un Re che non governa con il timore, ma con la misericordia.
Ed è in questo paesaggio che entra Gesù, nel Vangelo di Luca. Non con un proclama solenne, ma con una preghiera intima, accesa di gioia: “Ti rendo lode, Padre…”. Gesù esulta, come un bambino col cuore pieno. Ringrazia il Padre perché le cose più grandi non sono state riservate ai sapienti, ma donate ai piccoli. A coloro che non si difendono con l’orgoglio, ma si aprono con fiducia.
Gesù ci rivela che il Regno non è una conquista da esperti, ma un dono da accogliere. Non lo si capisce con le sole idee, ma con il cuore che sa meravigliarsi. Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete, dice ai suoi discepoli. Beati noi, oggi, se ci lasciamo guardare da questa luce.
Il germoglio di Isaia è davanti a noi.
Il Re del Salmo cammina ancora nelle nostre strade.
La gioia di Gesù ci invita a diventare piccoli.
E allora comprendiamo: la vera forza non è dominare, ma affidarsi. La vera sapienza non è sapere tutto, ma riconoscere che abbiamo bisogno di essere salvati. La vera gioia non nasce dal possesso, ma dall’incontro.
🌿 Commento finale
Oggi la Parola ci consegna una promessa, una preghiera e una gioia. Il germoglio che cresce, il Re che salva, il Figlio che esulta. E ci invita a credere che anche in noi, proprio ora, può nascere qualcosa di nuovo. Se solo lasciamo a Dio lo spazio di essere Dio… e a noi la gioia di essere figli.
