Mi sovviene nel cuore un pensiero: a cosa lego il mio cuore? E per capire a cosa lego il mio cuore rifletto sul fatto che i miei pensieri continuano a girare intorno ad una certa faccenda e ad una situazione di vita ben precisa.
Dove continuano ad andare a finire i miei pensieri; cosa continuamente muove il mio cuore; di cosa si preoccupa il mio spirito; quali sono i desideri che vengono a galla nelle mie giornate; dove si vanno ad attaccare le mie ansie e le mie paure; quali sono le cose che provocano in me delusione; che cosa dร pace e gioia al mio spirito.
Riflettere su tutto quanto queste affermazioni esemplificano, รจ un modo, senzโaltro non lโunico, per tentare di capire a quali belle pietre e a quali doni votivi io lego la mia esistenza. Riflettere su questi interrogativi mi porta a cogliere che cosa รจ ancora importante ed essenziale per la mia esistenza. Quali sono le sfide, quali sono gli impegni, quali sono le realtร , quali sono le cose a cui lego la mia esistenza non tanto perchรฉ sento che queste cose possono dare vita a me, quanto invece perchรฉ senza di queste mi sento morire, non mi sento valido, mi sento cadere nellโincertezza. E sono queste le cose che, ne sono certo, non rimarranno in piedi. Sono questi i templi e i doni votivi che non hanno futuro e dei quali non rimarrร pietra su pietra.
Che cosa sono al mondo a fare? Quale รจ il senso del mio camminare? Perchรฉ mi ingolfo di cose indaffarandomi continuamente fino a rischiare di morirci sotto, in cose che, non ne รจ ho dubbi, non sono vita ma succhiano vita? Sono cose che dobbiamo fare? Forse sรฌ e forse no! Sono affari senza i quali uno non avanza nella societร ? Puรฒ darsi. Ma ciรฒ che importa รจ a che cosa io lego la mia vita. Quali sono le cose senza le quali la mia esistenza viene meno, la mia vita scema.
E ritorno a pensare! Ritorno a riflettere! Ritorno ad interrogarmi! Ritorno a sentire la risonanza che tutto questo ha in me. E mi accorgo che queste sono solo delle occupazioni che danno preoccupazioni. Hanno una loro importanza nella vita, ma non posso permettere loro di sostituirsi alla vita. Permettere questo รจ un semplice suicidio annunciato della nostra umanitร e della nostra esistenza. Posso fare anche molte cose ma con la consapevolezza che non sono queste che danno sugo al mio esistere. Lรฌ, nel profondo del mio essere, quando al mattino me ne sto solo con la Parola, solo con mio Padre, solo nel silenzio del mio guardino โ che รจ un grande dono che tanti non hanno -, lรฌ io mi rendo conto che tutto questo รจ solo fumo negli occhi, che รจ cosa poco importante, che non รจ vita anche se mi chiede vita. Lรฌ sento dentro di me che il centro non puรฒ essere quello. Che tutto quello non รจ il perno della ruota ma per bene che vada, un semplice raggio che ha la sua importanza ma non potrร mai tenere insieme la ruota. Ogni raggio รจ importante ma senza il perno centrale i raggi di una ruota sarebbero buoni solo per giocare a shangai!
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Ritornare al centro, non dimenticarsi che non sono le cose che facciamo che danno senso al nostro esistere. Ritornare alla nostra interioritร che sola ci dice il senso del vivere. Tutto questo significa guardare la vita con gli occhi di Dio Padre fidandomi della sua sapienza che รจ stoltezza per noi umani.
E quando in me sento risuonare la vita, sento che sono arrivato al centro dove le cose si quietano, dove lโansia diventa pace, dove il bisogno di farmi valere di fronte agli altri si spegne; lรฌ al centro della vita ritrovo me stesso e specchiandomi nel volto di Dio mi vedo nella mia interezza. A quel punto la mia vita non dipende piรน dalle pietre dei miei templi e dei miei doni votivi, dai miei sacrifici e dalle mie messe, ma tutto ritrova senso, il senso proprio, il suo giusto posto, perchรฉ il mio cuore si รจ perso nel cuore di Dio, quel Dio che inabita in me col suo cuore.
Come una bella cattedrale, appunto. Non come una casa luogo di vita e di accoglienza e di relazione. Luogo dove si mangia e luogo dove il mangiare รจ fatto insieme e non in solitudine, in quella solitudine che รจ propria dei bei templi dei quali non rimarrร pietra su pietra. Quella solitudine che รจ data dal dono del superfluo e non di tutto quello che, nella nostra miseria, abbiamo per vivere; noi poveri come povera era la vedova che ha donato due spiccioli al tesoro del tempio divenendo il vero tesoro vitale, in mezzo a tante monete che creano distanza e non creano comunione e condivisione, che non creeranno mai casa.
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